Gioco
Nautica, esportazioni a picco e le imprese faticano a recuperare
Il rapporto della Cassa di risparmio di Pistoia e Lucchesia: il 35% delle aziende del distretto non riesce a fare utili
VIAREGGIO. L’export toscano vola, con un più 6,5%, e recupera la crisi. Ma non quando si parla della nautica: il settore ha infatti registrato un meno 43% nelle esportazioni del 2012, dopo un biennio favorevole. I dati sono quelli presentati dal Servizio studi e ricerche della Cassa di risparmio di Pistoia e della Lucchesia (Intesa San Paolo) nel rapporto “Monitor dei distretti toscani” che al settore della cantieristica navale ha dedicato un capitolo a parte. Un calo delle esportazioni che, però, dà segnali interessanti per quanto riguardano i mercati di Hong Kong, Emirati Arabi, Turchia «dove si sta formando una classe benestante che ambisce ai beni di alta gamma».
Certo, piazzare uno yacht non è come far brillare nelle vetrine di mezzo mondo la pelletteria fiorentina o i gioielli di Arezzo. Ma, questo è il dato rilevato, il distretto della nautica «è stato fortemente colpito dalla crisi finanziaria e stenta a riprendere quota, pur a fronte di un crescente interesse da parte della nuova classe benestante dei Paesi emergenti. Le imprese hanno fortemente sofferto il calo della domanda, mostrando risultati reddituali in netta diminuzione ancora nel 2011 a causa soprattutto dei costi fissi e della ridotta rotazione del capitale indotta dalla crisi».
Una diminuzione reddituale, all’interno di un quadro mondiale di settore che ha vissuto nel 2009 la “botta” della crisi finanziaria, così fotografata: «La quota di imprese che non è riuscita a ottenere utili è rimasta costantemente elevata e ha raggiunto il 35% nel 2011». C’è chi regge - il rapporto del centro studi della banca lo sottolinea - ma gli ordini sono stati «ancora fortemente in calo nel 2012». Una “caduta” che ha riguardato «quasi tutti i segmenti della cantieristica, compresa la crocieristica ed i segmenti high-tech».
La nautica da diporto, quella “sfornata” dai cantieri della Darsena viareggina «ha sofferto la riduzione della ricchezza ed il clima di incertezza che hanno provocato un calo degli ordini e delle unità prodotte». Calo di ordini che ha coinvolto anche il settore dei superyacht, sul quale Viareggio punta particolarmente: al boom del 2008 è seguito il calo del 25% nell’anno successivo. Nel biennio 2010-2011, però, «il mercato sembra assestato su livelli comunque superiori alla prima parte del decennio scorso, intorno alle 730/750 unità». A comprare le imbarcazioni oltre i 24 metri sono gli esponenti della «classi agitate in molti Paesi del mondo».
Anche l’evoluzione del fatturati delle imprese del distretto evidenzia l’andamento della crisi: «Una forte caduta del 2009, seguita da un rimbalzo nel 2010 e una successiva stabilizzazione su livelli che rimangono molto distanti rispetto al 2008».
E se qualche segnale che si possa uscire dal tunnel forse si intravede, c’è un dato che preoccupa: «La quota di imprese che non è riuscita ad ottenere utili - si legge nel rapporto - è rimasta costantemente elevata e ha raggiunto il 35% nel 2011».
Insomma, «le difficoltà create dalla crisi continuano a pesare sul piano reddituale». E, come il classico gatto che si morde la cosa, «la riduzione del fatturato ha portato difficoltà dal punto di vista dell’efficienza produttiva, evidenziata dal sensibile calo nella rotazione del capitale investito».
I dati dei rapporti statistici sono ancora peggiori se si confronta il quadro con quello che la Fiom-Cgil ha tutti i giorni sotto mano: «A breve nuove aziende annunceranno di dover fare ricorso alla cassa integrazione», sottolinea con grande preoccupazione il segretario provinciale, Lamberto Pocai. Ricordando, tra l’altro, che ormai da troppo tempo ci sono nomi della nautica storica della Darsena viareggina che lavorano perché si finanziano da soli le imbarcazioni che stanno costruendo.
Fino a quando questo sistema possa davvero reggere è una delle grandi incognite della cantieristica navale.
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