Sicurezza
Barbantini, le suore lasciano Casa di cura data in affitto
Arriva la Santa Chiara Srl di Piacenza con un contratto per nove anni Ma la Cgil vuole vederci chiaro: ecco il sistema di scatole cinesi dietro la società
VIAREGGIO. Le suore lasciano. La storica casa di cura “Barbantini”, oggi a Bicchio dopo un’esistenza passata in centro città, viene data in affitto per nove anni. La notizia arriva ad un mese dal rinnovo della convenzione, triennale, con la Asl Versilia. E la Cgil vuole vederci chiaro. Perché - dichiarano il segretario Versiliese, Paolo Bruni, e Marco Morbidelli (Funzione pubblica-sanità privata) - «il piano industriale che ci è stato presentato in questi giorni prevede il pareggio del bilancio solo con i tagli al costo del personale». Ma non è solo il futuro degli 84 dipendenti della Casa di cura (fin qui gestita dalle suore della Congregazione delle ministre degli infermi di San Camillo) a preoccupare il sindacato. Che all’incontro con gli organi di informazione, ieri mattina, si è presentato facendo luce sul sistema societario che vede - alla base della piramide - la Santa Chiara Srl di Piacenza, amministratore delegato Claudio Altamura, presente al tavolo della firma delle convenzione con la Asl, nel marzo scorso. La società fa parte del “Consorzio obiettivo sociale”, gruppo di cooperative che conta circa 700 dipendenti ed opera in Piemonte, Lombardia ed Emilia. Il cui presidente, Paolo Spolaore, è amministratore delegato della “Madonnina” cooperativa sociale che detiene il 10% della “Santa Chiara”. Spolaore è responsabile del settore sanità di Confindustria di Cuneo, è stato consigliere comunale della Lega Nord Piemonte ad Alba, ed oggi è vice presidente dell’Agenzia territoriale per la casa di Cuneo.
Per il resto delle quote la “Santa Chiara” è partecipata dalla “Soges Srl”, con sede a Piacenza , identico indirizzo della “Santa Chiara”. La “Soges” è al 100% della “Cofimo Fiduciaria”, con sede a Milano. Della “Cofimo” è proprietaria la “Fisma Srl” (stessa sede) che ha come oggetto sociale (si legge nella visura camerale) “l’acquisto, la permuta, la vendita, la valorizzazione, anche mediante convenzioni urbanistiche, di beni immobili, la ristrutturazione, il restauro, la manutenzione di immobili, l’assunzione di appalti per la esecuzione di opere e lavori edili in genere, la locazione e affitto di beni immobili”.
Ce n’è abbastanza per perdersi, visto che - sottolineano Bruni e Morbidelli - «in tutto questo non siamo riusciti a capire chi sono realmente gli investitori, “coperti” dalla fiduciaria». Ma c’è un’ultima società a completare il quadro: la “Sima Srl” che controlla la “Fisma” (ancora Milano, stesso indirizzo) ed esprime il “procuratore ad negotia”, Dario Galbardini, impegnato nella trattativa per la Casa di cura. La “Sima Srl” ha iniziato la propria attività di “acquisto e vendita di immobili a destinazione agricola e civile, l’esercizio di azienda agricole in genere”.
Nel piano presentato - sottolinea Morbidelli - «viene indicato un risparmio di 285mila sul personale per il primo anno e di 340mila per secondo e terzo anno. A fronte di un disavanzo calcolato in 250mila euro per il 2011. A ripianare i bilanci così sanno fare tutti...». La Cgil - rendono noto Bruni e Morbidelli - «ha già contattato l’Asl Versilia e l’assessore regionale alla sanità. La convenzione con il pubblico è appena stata siglata: perché non si è detto della decisione di dare in affitto la struttura? Ma, soprattutto, visto che i nomi degli investitori restano anonimi, a chi vanno i 2 milioni e 660mila che l’accordo triennale con la Asl ha appena garantito?».
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