Il Tirreno

Versilia

Manfredi (Parco) frena sull’asse a sud

di Claudio Vecoli
Manfredi (Parco) frena sull’asse a sud

«Pronti ad affrontare il problema senza preconcetti ideologici Ma la soluzione migliore è adeguare la viabilità esistente»

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VIAREGGIO. Ha seguito la pratica fin dal suo inizio. Dapprima come assessore all'urbanistica della giunta Marcucci, adesso come presidente del parco Migliarino San Rossore. Fabrizio Manfredi conosce dunque alla perfezione l'iter e il problemi legati all'asse di penetrazione. E, soprattutto, al terzo ed ultimo tratto, quello che dovrà collegare la Darsena alla via Indipendenza. Un problema annoso, quello della viabilità di collegamento fra la variante Aurelia e il porto. Che adesso chi abita e lavora in Darsena - con a capo il portavoce del comitato dei residenti, Raffaele Del Freo - chiede che venga risolto al più presto con una nuova strada che passi a sud dello stadio dei Pini.

Presidente, lei il problema lo conosce bene per essere stato anche l'assessore all'urbanistica del comune di Viareggio. Che idea si è fatto dell'asse?

«Innanzitutto penso che siano stati persi inutilmente cinque anni. Se il primo tratto dell'asse è concluso e il secondo sta faticosamente per essere completato con lo sbarco in via Nicola Pisano è perché tutto ciò che è stato fatto è stato pensato, progettato e appaltato dalla giunta Marcucci. Al di là di sporadiche dichiarazioni d'intenti, infatti, l'amministrazione Lunardini non ha fatto alcunché. Ha solo genericamente detto di essere d'accordo con il tracciato a sud dello stadio. Ma non ha fatto un solo atto concreto per portare avanti quella sua idea, giusta o sbagliata che fosse. Tant'è che non esiste neppure un progetto esecutivo di quella strada. Così oggi, di fatto, ci ritroviamo a discutere sul nulla. Con un grosso rischio…»

Quale?

«Che ci si concentra molto sul tracciato dell'ultimo tratto dell'asse, ma ancora non è chiaro come l'asse attraverserà l'area Fervet. Nella bozza di regolamento urbanistico lasciato in eredità alla giunta Lunardini avevamo previsto di scorporare la fascia dove dovrà passare materialmente l'asse dal resto dell'area. Ma la bozza non è stata portata avanti e al momento non vedo ancora come si potrà uscire da questo vicolo cieco».

Ma lei è d'accordo o no sul tracciato dell'asse a sud dello stadio?

«Quando ero ancora assessore all'urbanistica, ricordo che ci ponemmo di fronte alla questione in maniera laica, senza pregiudiziali di sorta. Tant'è che preparammo tre ipotesi per una soluzione della viabilità in Darsena. Una prevedeva la realizzazione dell'asse a sud dello stadio, una il prolungamento della via Petrarca fino a via Indipendenza e una l'adeguamento della viabilità esistente. Con quelle tre ipotesi abbiamo avviato una serie di confronti con gli abitanti della Darsena e più in generale con la città proprio per capire quale potesse essere la soluzione migliore. Ma poi, non certo per colpa nostra, tutto si è fermato. Compreso il confronto democratico sulla questione. Personalmente ritengo che di quelle tre ipotesi, sia sicuramente da scartare il prolungamento di via Petrarca fino alla via Indipendenza perché ha una lunga serie di controindicazioni. A mio avviso, il dibattito deve ripartire dalle altre due ipotesi che restano sul tappeto: asse a sud e adeguamento della viabilità esistente».

Lei, fra queste, quale vede con maggior favore?

«Tutte hanno pro e contro che vanno attentamente analizzati. Sicuramente, anche dalla mia posizione di presidente del Parco di Migliarino S. Rossore, l'asse a sud dello stadio lo vedo con preoccupazione per l'impatto ambientale che può avere. Si tratta infatti di una nuova strada che attraverserebbe la Pineta con tutto ciò che comporta una infrastruttura del genere. Ma, voglio dirlo con chiarezza, non intendo affrontare la questione con preconcetti ideologici».

Come si muoverebbe, invece, se fosse ancora assessore all'urbanistica?

«Personalmente credo che la soluzione migliore sia quella di adeguare la viabilità esistente senza intaccare la Pineta. So che i residenti sono contrari perché il traffico in entrata e uscita ricadrebbe tutto sul quartiere. Ma almeno potremmo verificare sperimentalmente se la soluzione può reggere ed eventualmente pensare poi ad una soluzione più radicale come l'asse a sud dello stadio. Partendo subito con questa seconda ipotesi, invece, non potremmo più tornare indietro. E poi c'è la questione dei costi, che oggi più che cinque anni fa pesa sulla scelta: adeguare la viabilità esistente comporta infatti un sacrificio molto minore da un punto di vista delle risorse».

La Regione Toscana, però, sembra aver sposato l'ipotesi dell'asse a sud. Anche perché ritiene l'infrastruttura determinante per il porto...

«Credo che al parere espresso dalla Regione sia stato dato un peso eccessivo. E' vero che da Firenze sono arrivati e devono continuare ad arrivare finanziamenti importanti per quell'opera. Ma a decidere deve essere in primis la nuova amministrazione comunale. Che a mio avviso deve coinvolgere il più possibile la cittadinanza».

In passato si è parlato anche di promuovere un referendum…

«Francamente questa ipotesi non mi entusiasma affatto. E poi ad esprimersi dovrebbe essere tutta la città o solo i residenti della Darsena? Credo che il coinvolgimento della cittadinanza debba passare da altri strumenti».

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