Sicurezza
Donne sparite, mercoledì si decide sul rinvio a giudizio
TORRE DEL LAGO. La vicenda delle donne scomparse arriva a un momento cruciale. E i legali dei cinque indagati iniziano a giocare le loro carte in vista dell’udienza preliminare che avrà luogo...
TORRE DEL LAGO. La vicenda delle donne scomparse arriva a un momento cruciale. E i legali dei cinque indagati iniziano a giocare le loro carte in vista dell’udienza preliminare che avrà luogo mercoledì mattina di fronte al gup Giuseppe Pezzuti. Tra giovedì e venerdì delle settimana appena conclusa ai legali degli indagati è arrivata la conferma che l’udienza si terrà. Nei giorni precedenti erano circolate voci su un possibile rinvio.
Il destino processuale di Massimo Remorini, accusato di omicidio assieme alla “badante” Maria Casentini, e degli altri quattro imputati con varie accuse per la vicenda delle due donne scomparse nel 2010 da Torre del Lago si deciderà quindi, a meno di clamorosi colpi di scena, il 10 aprile. Al momento pare che la posizione di Maria Casentini possa essere momentaneamente stralciata e affrontata in un altro procedimento parallelo. Ma sarà comunque il giudice a decidere su questo punto, così come sugli altri rinvii a giudizio chiesti dal sostituto procuratore Sara Polino. Secondo l'accusa, Remorini avrebbe approfittato di Velia Carmazzi e della di lei madre Maddalena Semeraro, sottraendo loro denaro e costringendole a vivere in una roulotte. A Remorini e alla Casentini, vengono anche contestati i reati di sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia e soppressione e distruzione di cadavere. Per Remorini, inoltre, c'è anche l'appropriazione indebita e la circonvenzione d'incapace, in concorso con l'avvocato Giunio Massa, per la compravendita di due abitazioni, in via Machiavelli a Viareggio e via della Caserma a Torre del Lago, che sarebbero state portate a termine a danno delle due donne. Imputati per favoreggiamento, infine, sono Francesco Tureddi, 59 anni - accusato anche di aver aiutato Remorini e la Casentini a disfarsi dei cadaveri bruciandoli - e Maurizio Pasquinucci, figlio della “badante”: quest’ultimo avrebbe protetto la madre nel corso dell'indagine dei carabinieri con testimonianze poco chiare.
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