Il Tirreno

Versilia

Pucciniano, appello ai candidati sindaco: stagione a rischio

di Donatella Francesconi
Pucciniano, appello ai candidati sindaco: stagione a rischio

Il presidente Ferrazza: manca il contributo del Comune senza la cui volontà nessuna manifestazione sarà possibile

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TORRE DEL LAGO. Il milione del Governo c’è sulla carta ma non in cassa, mentre il finanziamento del Comune è ancora nella mente del commissario prefettizio Mannino il quale avrebbe già fatto sapere che, visto il finanziamento delle legge nazionale al Festival Pucciniano, non si capisce perché il Comune debba mettere mano al portafoglio. Insomma, ci risiamo. Il Festival lirico in riva al lago, il primo interamente firmato dal presidente Giuseppe Ferrazza, manda di nuovo un Sos e lancia «un appello affinché ciascuno dei candidati a sindaco voglia trovare il tempo di confrontarsi direttamente con gli organi della Fondazione e fare del mantenimento e dello sviluppo delle attività promosse dalla Fondazione un punto fondamentale per la crescita turistico-culturale di Viareggio e Torre del Lago».

Alle critiche ricevute da Leonardo Betti, candidato a sindaco del centrosinistra, la Fondazione risponde «sarebbe stato opportuno che il candidato si fosse premurato di confrontarsi con gli organi di questa Fondazione, soprattutto per comprendere che la vera preoccupazione del prossimo sindaco non è la gestione del potere negli esercizi futuri e delle scelte artistiche che sono proprie degli organi della Fondazione, ma la sopravvivenza della Fondazione stessa e del Festival, già a partire da questo esercizio».

Il nodo da sciogliere è quello del costo del mutuo del teatro: 750mila euro che «pesano sul conto economico dell’Ente» e «vanificano di fatto il contributo annuo versato dal Comune, unico socio della Fondazione». Per la stagione prossima ventura, «per la quale sono stati venduti già 6mila biglietti» non vi è «alcuna certezza dello svolgimento della manifestazione e ciò dipende dal mancato impegno del Comune, senza la cui volontà nessuna manifestazione sarà possibile».

Il contributo che arriva dallo Stato, ricorda Giuseppe Ferrazza, «per espressa volontà dei legislatori deve essere destinato a maggiori investimenti in ambito artistico, produttivo e promozionale. E non già per pagare il teatro».

Ferrazza punta i piedi e lancia il messaggio nella bottiglia: la progettualità della Fondazione (e del suo presidente) «non si ferma al 26 maggio». Ed in riva al lago è tutto un lavorare, col segretario artistico fresco di nomina («è la copertura di un posto vacante in organico»), il presidente che propone i propri artisti, il maestro Veronesi relegato al ruolo di consulente là dove in realtà solo uno decide.

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