Il dolore
Familiari soddisfatti: primo la sicurezza
Il giudice ammette 117 parti civili su 120, sindacati compresi. Daniela Rombi: ora garantire che non accada mai più
LUCCA. «L’ammissione dei rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza e dei sindacati ha fissato nero su bianco che questo non è il processo delle mamme che piangono e basta. Ma che è un processo sulla sicurezza, o non sicurezza, sul lavoro». Daniela Rombi ha perso nel disastro ferroviario di quattro anni fa la figlia, Emanuela Menichetti, di soli 21 anni. Ma da quando l’associazione “Il mondo che vorrei” si è costituita lei, il marito, le madri, padri, sorelle, fratelli, figli delle trentadue vittime della strage non hanno smesso un minuto di chiedere, insieme, giustizia e sicurezza lungo i binari d’Italia e d’Europa. «Se oggi mi chiedessero “vuoi che vadano in carcere i responsabili” o “vuoi un sistema sicuro, rivisto in modo che non accada mai più” non avrei dubbi nell’indicare la seconda opzione».
L’associazione dei familiari delle vittime non è stata ammessa come parte civile, essendosi costituita inevitabilmente dopo la tragedia, ma sarà nel processo come parte offesa. «Meglio di così non poteva andare», dichiara Rombi. Perché al termine della terza giornata di udienza preliminare almeno una cosa è chiara: la strage c’è stata, ha una rilevanza e una dimensione nazionali, è materia di sicurezza sul lavoro ed in ferrovia, cittadini compresi.
Eppure l’avvocato di Mauro Moretti, amministratore delegato di Ferrovie ed uno dei trentadue imputati, lasciando l’aula del Polo fieristico di Lucca, insiste: «Avevo evidenziato che le parti civili mi sembravano troppe e alcune al di sopra delle righe anche in diritto». Parti civili - era stato sottolineato in aula martedì - che alla scelta erano arrivate per battage mediatico e ricerca di visibilità.
Sfrondare, «fare pulizia»: così le richieste arrivate al giudice da parte degli avvocati degli imputati, tra i quali Mauro Moretti, amministratore delegato di Ferrovie, ed i vertici delle altre società del Gruppo. Nei “tagli” avrebbero dovuto finire anche i familiari non conviventi con le vittime ed i parenti affini. Un aspetto, questo, sul quale il giudice per l’udienza preliminare (Gup), Alessandro Dal Torrione, non mostra tentennamenti di sorta: «Il giudice - scrive - ritiene condivisibile l'orientamento, affermato più volte dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui, per quanto concerne il danno non patrimoniale, vale il principio che "i prossimi congiunti della vittima, indipendentemente dalla loro qualità di eredi, sono legittimati ad agire per il ristoro dei danni morali sofferti a causa della morte del congiunto, a nulla rilevando la convivenza o meno con la vittima, in presenza del vincolo di sangue che risente, sul piano affettivo, della morte, ancorché colposa, del congiunto"».
Tra gli ammessi alla costituzione di parte civile anche l’associazione “Comitato Matteo Valenti”e la Croce Verde, che ha chiuso per quanto riguarda il risarcimento del danno materiale, ma rivendica che venga considerato quanto il disastro ferroviario «ha ostacolato e limitato quelle attività assistenziali e di mutuo soccorso ai feriti e alla popolazione poste a fondamento dell’ente».
Via libera alla costituzione anche per Regione, Comune e Provincia: «Ringrazio il giudice Dal Torrione - sottolinea il presidente Stefano Baccelli - per aver garantito la più ampia partecipazione al procedimento».
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