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Versilia

Si è spento Giannotti fotografò la Versilia degli anni ruggenti

Si è spento Giannotti fotografò la Versilia degli anni ruggenti

Aveva lavorato per il nostro giornale, la Rai e l’Ansa i suoi scatti hanno documentato oltre mezzo secolo di notizie

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VIAREGGIO. Ha documentato con i suoi scatti, precisi, tecnicamente impeccabili quanto densi di emozioni, spaccati di vita di Viareggio, della Versilia, della Toscana arricchendo e accompagnando le notizie del Telegrafo-Tirreno prima, dei telegiornali di RaiTre poi. Tanti documentari, la Versilia by night ma anche i bambini sulla spiaggia, con paletta e secchiello vicino al pattino rosso di salvataggio o in pineta a bordo di "grilli" e biciclette, con in mano i bomboloni del Gatto nero che Pippo scaricava belli caldi nello zucchero.

Sì, gli occhi di Benito Giannotti, occhi speciali, da vero fotoreporter, hanno illustrato e accompagnato più di quaranta anni della nostra storia cittadina. Una luce che si è spenta ieri, all’età di 89 anni.

Benito Giannotti aveva cominciato giovanissimo ad appassionarsi alla fotografia, alla magia delle camere oscure, alle alchimie degli acidi e dei tempi di esposizione. Una scienza che lui padroneggiava benissimo, con istinto e passione. Le foto di matrimoni, i battesimi del "mì bimbo", le cerimonie insomma, gli davano da vivere - d'estate appunto c'erano da immortalare mamme, nonne e bambini, tanti bambini, sulla spiaggia - ma la vera passione di Giannotti era il giornale. Le sue foto sfondavano le pagine di tutti i giorni del Tirreno. La cronaca nera certo, ma anche spaccati di vita cittadina, compreso ovviamente l'appuntamento domenicale con il Viareggio allo stadio (uno dei pochi, il Benito che riusciva ad immortale il momento del gol).

Benito aveva un occhio speciale e grande tecnica: sapeva come maneggiare la macchina e quale tipo di inquadratura era migliore per raccontare in bianco e nero la vita di una città in crescita, tra mille sogni e contraddizioni.

Stimato dai colleghi, adorato dai giornalisti Giannotti: mai uno scatto a caso, la massima puntualità e disponibilità (anche se lo tiravi giù dal letto nel cuore della notte) e la capacità anche di accompagnare le foto con didascalie precise. Tante volte la traccia degli articoli era, di fatto, sua. Instancabile il Benito. In vita sua avrà fatto sì e no (più no che sì) un giorno di ferie. Il lavoro era anche la sua vita.

Non solo carta stampata. Giannotti era anche Rai, nel senso che era stato chiamato a supportare con immagini i servizi del telegiornale regionale toscano appena nato. Un tg in crescita, tanto che le sole troupe interne non bastavano mai e c'era lavoro per i professionisti esterni, come Benito. Giannotti ebbe tra le mani, comprò, una delle prime Arriflex, le telecamere professionali da spalla. E con quella macchina girava i servizi ordinati da Firenze da Marcello Giannini e Giovanni Angelici. E poi, se andava bene, c'era la Lazzi a prendere in carico la cassetta registrata da consegnare alla Rai fiorentina, altrimenti grandi corse sulla Firenze-Mare per portare in tempo le immagini da montare nei servizi.

Il digitale, internet, il web ha cambiato il suo mestiere. Ma Benito Giannotti ha sempre saputo adeguarsi con entusiasmo: filmini con colonne sonore, dissolvenze, effetti speciali. Chissà quanti viareggini hanno in casa il sì che conta, quello all'altare, documentato e firmato da Benito. Tanti, di certo. Che ricorderanno con affetto, come noi del Tirreno, quel signore modesto, schivo, ricco di umanità e di buoni consigli per i cronisti più giovani. Addio Benito, e grazie.

Aronne Angelici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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