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Noi, famiglie sfollate e dimenticate da tutti

Noi, famiglie sfollate e dimenticate da tutti

La rabbia degli abitanti di via Bottigliona che da ventidue giorni non possono più rientrare in casa

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PIETRASANTA. Sentono di aver raggiunto il limite: hanno trascorso ventidue giorni fuori casa – da quando il flagello maltempo ha cominciato a colpire – e non hanno idea di quando ripotranno mettere piede nei propri appartamenti gli abitanti di via Bottigliona, a Pietrasanta. Il loro è un appellosfogo: «Sono passati 22 giorni e noi abitanti di via Bottigliona siamo ancora fuori dalle nostre case – denunciano – Non sappiamo niente di chi, come, quando si occuperà di fare i lavori (di ripristino, ndr)».

Si sentono dimenticati: «In tutto questo tempo siamo stati abbandonati a noi stessi. L'Amministrazione comunale, che in questi casi si pensa sia un appoggio sicuro e dia notizie su come le cose vadano avanti, si rivela l'opposto».

I residenti di via Bottigliona si lamentano anche del fatto che il picco di attenzione nei loro confronti sarebbe sceso dopo le prime 48 ore dalla frana: «Durante i primi due giorni si sono visti tecnici comunali. C’era anche il primo cittadino. Poi, come se non fosse successo niente e tutto si fosse sistemato da solo, non è più venuto nessuno. Una volta emessa l'ordinanza (di sgombero delle abitazioni, ndr) che ci vieta di entrare in casa, si sono messi apposto la loro coscienza – tuonano – Ad oggi, il cemento armato che loro ritengono pericoloso, e che sarebbe dovuto cadere tanto che si sono fatte sgombrare otto famiglie, è sempre in piedi e senza lesioni a monte».

In via Bottigliona si lamenta anche le modalità con cui lo smottamento è stato tenuto sotto controllo. «Se fossero stati più presenti – affondano i residenti fuori casa – e avessero controllato costantemente la frana, si sarebbero accorti che durante tutti questi giorni la situazione è stazionaria, e non si è più mossa. A parere di diverse persone competenti in geologia tutto ciò (le precauzioni di sgombero prese, ndr) è esagerato». Concludono con una richiesta: «Chiediamo al sindaco Lombardi di mettersi una mano sulla coscienza – sono le loro parole accorate – e di occuparsi di questa situazione. Dopo tutti questi giorni, siamo esausti di essere sfollati e sistemati da parenti e amici: pretendiamo che la zona sia messa in sicurezza, cosicché potremo rimettere piede in casa nostra».

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