Il Tirreno

Versilia

La sorpresa di Pasqua è il boom di presenze

di Matteo Tuccini

Bar e ristoranti pieni, anche gli alberghi occupano più camere del previsto «Siamo diventati meno rigidi sui prezzi. Ed è bastato un pizzico di caldo...»

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VIAREGGIO. «Ho finito la mozzarella. Non so da quanto non mi capitava». La meraviglia di Fabio Gentili, titolare del pub “Divino” in Passeggiata, è la sintesi della bella sorpresa che la città ha trovato nel suo uovo di Pasqua. Un uovo che sembrava amaro come la crisi e nebuloso come il maltempo. E invece si è rivelato dolce come il miglior cioccolato al latte.

Segnali di risveglio. Parafrasando il titolo della Gazzetta dello sport sull’Italia campione del mondo 2006, “È tutto vero”. Viareggio ritrova la sua antica folla dei giorni di festa. Sono stati tanti i visitatori che nei giorni di Pasqua e Pasquetta hanno riempito bar e ristoranti. Ieri, in particolare, era difficile non fare code di mezz’ora anche per mangiare un panino o un fritto “volante”. E pure gli alberghi si dicono soddisfatti. «Avevamo previsto di occupare 150 camere, 50 al giorno, tra sabato, domenica e lunedì - dice Alessandro Augier, direttore dell’hotel Principe di Piemonte - ne abbiamo fatte 210». Segno che il primo test di una stagione che si annuncia, forse, la peggiore di sempre dal punto di vista turistico, è andato bene. Sia per quanto riguarda il turismo “interno”, quello per intenderci che arriva dal serbatoio toscano tradizionale - Prato, Pistoia, Firenze - sia per le presenze da fuori regione e, incredibile a dirsi, anche da fuori Italia. Insomma: tutto fa sì che gli operatori si azzardino a parlare di segnali di risveglio. «Sembra che una leggera ripresa possa esserci - dice Augier - io, almeno, ci credo. Con qualche correzione».

Il ritocco dei menù. Le correzioni, in effetti, sembrano esserci state. Così Esmeralda Giampaoli, titolare del ristorante Nitens in Darsena e presidente nazionale della Fiepet Confesercenti: «La clientela ha risposto nel modo migliore - dice - sia domenica che lunedì ho sentito la soddisfazione di molti colleghi, in Darsena e non, per il buon risultato. Per quello che ho visto, la scelta di non fare menù rigidi ha premiato. Se imponi, in qualche modo, un prezzo minimo per il pranzo pasquale, impedendo che il cliente possa anche mangiare solo un primo e un dolce, ti limiti. Noi abbiamo fatto questa scelta da tempo, ma vedo che altri fanno lo stesso». Che qualcosa si sia mosso, sul versante dei prezzi, lo conferma anche Augier. «Credo che di questi tempi nessuno possa sopravvivere se non va incontro alla clientela sulla spesa». Che la tradizionale rigidità viareggina - paghi tanto, o ciccia - sia in discussione?

Il fattore “c”. No, la fortuna non c’entra. È il caldo, che pure fatica ad arrivare, a influenzare il risultato della Pasqua. In questi giorni le temperature si sono un po’ alzate, sfruttando allo stesso tempo una tregua del maltempo. E la voglia di uscire era talmente tanta che i visitatori sono scattati come delle molle. Molti, infatti, si sono mossi all’ultimo momento per un’uscita nel lunedì dell’Angelo cui non si intende rinunciare. Tagliando qui e rivedendo là, si capisce.

Ma c’è molto da fare. È chiaro che si tratta di una boccata d’ossigeno in un momento in cui la città, turisticamente e non solo parlando, è alla canna del gas. Da domani si torna alle vacche magre? «Intanto godiamoci questo successo imprevisto - dice Esmeralda Giampaoli - e poi speriamo nell’inizio della vera stagione calda». Cominciando, però, a cambiare quello che non va. «Chi diventerà sindaco - conclude Augier - dovrà partire da come si promuove questa città. E dovrà farlo bene».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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