Sicurezza
Villa Argentina e villa Puccini, tesori da recuperare
Nella prima i lavori sono infiniti, la seconda è nel degrado: quando potranno tornare a splendere come villa Selene?
VIAREGGIO. A Viareggio vi sono tre luoghi di straordinaria bellezza architettonica: la “villa Selene” dei Barsanti a Marco Polo, la villa Puccini, la villa Argentina all’angolo della pineta di ponente. La prima villa ora è stata restaurata, magnificata, presentata al pubblico. Le altre due giacciono, la prima, nel degrado, mentre a villa Argentina i lavori non finiscono mai e nessuno sa dire quando sarà possibile godere dei tesori del Liberty, da Galileo Chini a tanti illustri artisti.
C'è da dire che la villa Barsanti è di proprietà privata. Vi è intervenuta e bene la Finedil di Cesare Lazzarini; mentre le altre due opere sono di proprietà pubblica, specificatamente della Provincia di Lucca che ha finito i soldi, forse ha anche finito la voglia di recuperarle. Non è un concetto scontato quello che il pubblico, a Viareggio, come in altre parti d'Italia, debba essere, col declino, il brutto, l'abbandono, la miseria intellettuale. Mentre i privati scintillano le loro case, i palazzi, i giardini. Vi sono tanti esempi, anche in Versilia, di luoghi pubblici ben recuperati, eccellenti, mirabili. Basti pensare al Palazzo Mediceo a Seravezza, a Villa Bertelli a Forte dei Marmi; il medesimo palazzo Paolina a Viareggio, in altri tempi più fortunati, fu rinfrescato con garbo. Ora però, grazie alle ultime amministrazioni, comunali e provinciali, sono e restano impresentabili l'austera Torre Matilde (diroccata dalla mancanza di idee), la villa Argentina, la villa Puccini, parte anche dell’ex tenuta dei Borbone, mentre colpevolmente anche i privati hanno i loro peccati. Basti guardare l'Excelsior di piazza Puccini chiuso ormai da anni e del quale si perdono le notizie circa a destinazione futura.
Villa Selene al Marco Polo, poco dopo il Principe di Piemonte fu opera in un geniale architetto pisano, Federigo Severini, che la iniziò nel 1929 e la consegnò due anni dopo, nel '31. Era il Severini un delicato pittore di paesaggi, marine e pinete. Ma, docente universitario e pragmatico, realizzò come ingegnere e architetto il Palazzo della Provincia e il palazzo delle Poste a Pisa. A Viareggio lavorò per Giacomo Puccini alla villa del Marco Polo, poi venne ingaggiato dalla famiglia Jacomelli che gli commissionò un villone proprio davanti alla terrazza (ora della Repubblica, allora si chiamava “Ciano” in onore del ministro Costanzo detto "il Ganascia" che aveva fatto fortuna col regime). Gli Jacomelli erano ricchi appaltatori (strade, ponti, edifici pubblici) del governo. E vollero le cose in grande. Il villone ebbe così facciate affrescate, interni con colonne, stucchi, sontuosi saloni. L'ingresso, dopo un’elegantissima scala frontale, dava accesso a numerose sale di rappresentanza, pavimenti in legno policromo posato a disegno intarsiato. Ai piani superiori vi erano numerose camere, bagni secondo il costume d'epoca, tra il Liberty e il deco. Eppoi terrazze, tante, dove affacciandosi poteva godere la mirabile distesa degli stabilimenti balneari, dal molo alla Fossa dell'Abate. Qui, nelle roventi estati degli anni '30, venne ad abitare, ospite ricercatissima, Edda Mussolini, figlia del duce. Quando accompagnata dal marito Galeazzo quando sola e dedita all'alta mondanità tra cui si distingueva il marchese sarto Pucci, fiorentino doratissimo dalle cronache.
Vi sono foto strepitose di quegli anni a Viareggio tra grandi balli negli hotel (Principe di Piemonte, Royal, Kursaal, Plaza), campionati di tennis in pineta, teatro con Petrolini e Dina Galli e Zacconi e Gandusio, serate culturali con Enrico Pea ,Viani, Ungaretti, Pirandello (che abitava con Marta Abba al Royal). Nel libro di memoria di Mario Pirani (firma dell'Espresso e di Repubblica) sono raccontati i suoi anni giovanili sul lungomare viareggino, quando la mamma gli indicava la seducente Edda, bardata di cagnoni snob ed elegantoni detti “gagà”.
Dopo la guerra la villa passò ai Barsanti, altra dinastia importante. Raniero Barsanti era uno dei più bei ragazzi della riviera. Le donne se lo contendevano. Fece anche un film con Monicelli girato nella villa Zacconi a Camaiore. Il film s'intitolava "Pioggia d'estate" e raccontava un flirt estivo tra Raniero e l'instancabile Ermes Zacconi, figlia del grande Ermete. Raniero, poi, emigrò in Venezuela e divenne un imprenditore di grido. Possedette ben 1000 caterpillar, elicotteri, imprese di ogni tipo (dal tessile all'alluminio) costruì parte della Transamazzonica, dal Brasile all'Argentina. Chiamò perfino Gualtiero Jacopetti (nato a Barga ma viareggino di Torre del Lago), autore di "Mondo cane" a fare un documentario su una diga che aveva realizzato in Venezuela (la più alta del mondo).
Villa Barsanti, che si chiamò Selene dal nome della mamma di Raniero, oggi è stata conquistata da un altro personaggio emergente, Cesare Lazzarini, che già ha ristrutturato magistralmente l'hotel Principe di Piemonte. Lazzarini è fiero di quest'intervento sulle preziosità architettoniche di villa Selene tutte rispettate. Vi ha fatto lavorare per alcuni anni, adesso la mostra compiacendosi.
Il tetto è stato completamente ripristinato la superficie intonacata è stata pulita e consolidata, i graffiti Art Nouveau (che s'erano in parte anneriti)sono stati anche staccati e graficamente ricostruiti con tecniche di buona scuola. Discreto intervento poi per il giardino e le terrazze da dove si può godere l'incomparabile paesaggio viareggino.
A quandoVilla Argentina? Anche ridare vita a questi luoghi bellissimi è cultura. Perché non solo rammentano la storia di una città che fu importante almeno fino agli anni '60, perché possono ancora venire abitati da istituzioni (come nel caso della Gamc per il palazzo delle Muse, come l’elegante e produttivo Centro Matteucci su via Buonarroti) capaci di arricchire e stupire.
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