Il Tirreno

Versilia

No agli alimentari tra le boutique

No agli alimentari tra le boutique

I negozianti del centro contro lo spostamento dei banchi dal mercato coperto

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FORTE DEI MARMI. Chissà se le boutique a lato del mercato di piazza Marconi saranno contente di vedersi arrivare proprio in fronte alle loro vetrine piene di vestitini titolati e scarpe griffate, ben più comuni formaggi, prosciutti, salami, polli arrosto e vettovaglie di vario tipo? In attesa di sapere le reali intenzioni del Comune, il dibattito su se e come trasferire i banchi alimentari dal mercato coperto di via Piave a piazza Marconi, è esploso in città e si espande sui social network, ormai piazze virtuali. E in generale emerge che se è pur vero che anche questi generi alimentari fanno mercato, va anche sottolineato come i duecento e passa banchi di piazza Marconi abbiano conquistato da tempo uno status e un'immagine assai diversi da qualsiasi altro mercatino italiano. «Ecco perché - come dice un commerciante della zona - sarebbe una sorta di fusione a freddo, che potrebbe solo recare danni a tutti».

«Sperando che aldilà dei rumor si sia difronte a una burla, - spiega invece Vasco Franceschi, già assessore e recente competitor del sindaco alle ultime elezioni - nel caso che di burla non si trattasse, vorrei sapere, quali sono le motivazioni che hanno partorito una simile idea? Se si è tenuto conto dell'impatto ambientale che verrebbe a gravare in una zona già di per sé congestionata. E se si è consapevoli che così facendo, verranno a mancare posti auto che già ora sono insufficienti? È stato poi preso in considerazione il fatto che una simile scelta va ad impoverire una location come quella attuale che è divenuta un punto di riferimento per le famiglie fortemarmine alla stregua di un supermercato, dove trovano tutto e di buona qualità?»

Lo stesso Franceschi mette infine il dito su un'altra questione che sembra di minor peso: l'annosa ristrutturazione del mercato coperto costruito negli anni 70 e che nel 2009, quando fu bocciato lo spostamento in via Matteotti, era tra le motivazioni principali. All'epoca, abbandonata l'idea del project-financing si era pensato a un mutuo per fare i lavori, ma di questi finora non si è vista l'ombra, anzi si è passati a un concorso di idee che sembra ben lontano da passare dalle carte ai fatti. La questione comunque va vista anche dal punto di vista degli alimentaristi che lavorano il mercoledì attorno all'ex mercato coperto e hanno visto calare il proprio lavoro: «Eravamo 28 banchi e siamo rimasti in 15 - scrive Alessandra Del Vaso - altri hanno rimesso la licenza in comune, in quanto a parcheggi credo ce ne siano di più nella piazza che lasceremmo libera. Sono anni che chiediamo di essere aiutati perché la distanza dal mercato di abbigliamento ci penalizza molto, non so come andrà a finire».

«Io credo che una simile scelta, una volta messa a regime, abbia più conseguenze negative che positive per il paese - conclude Franceschi - anche se garantire la possibilità di lavorare è un dovere». «La differenza rispetto al 2009 - chiosa Alessandro Bindi, dell'Associazione Commercianti - sta nel fatto che l'altra volta c'erano i pareri contrari degli uffici, stavolta con la scelta della sperimentazione si è superato l'ostacolo. Mi dispiace per Alessandra che ha il sacrosanto diritto di lavorare ma non si possono fare scelte modificando gli strumenti urbanistici».(r.f.)

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