Il dolore
Micci dopati, Leon d’Oro: «Non è giusto punirci»
Secondo Giuseppe Menchini , presidente di una delle due contrade nel mirino, non sarebbe possibile stabilire inequivocabilmente la positività dell’asino al test
QUERCETA. Il consiglio della Pro Loco di Querceta è al lavoro per decidere eventuali sanzioni in merito all’”affaire” doping, dopo che i risultati delle controanalisi rivelati giovedì sera hanno confermato la positività di due micci – quello della Cervia e quello del Leon d’Oro sotto-esame – a sostanze medicinali, che avrebbero potuto provocare un effetto dopante. Intanto, il Leon d’Oro si difende a spada tratta, mentre i presidenti delle contrade estranee alla vicenda si dividono tra chi si augura sanzioni certe e chi auspica una linea punitiva “morbida”; comune a tutti, invece, è il timore di eventuali ripercussioni – perdita di prestigio della manifestazione, calo di interesse del pubblico – che la vicenda rischia di avere sul Palio stesso.
«Rinnovo la mia solidarietà per Cervia e Leon d'Oro – commenta Massimo Balderi, presidente del Pozzo – sono sicuro che non hanno voluto intenzionalmente dare quelle sostanze ai micci. D'altra parte – aggiunge – come è successo per la mia contrada per una cosa molto più leggera (squalifica dalla gara per l'alabarda d'oro per dei coriandoli rimasti sul campo alla fine della rappresentazione del tema, ndr), mi aspetto che la Pro Loco applichi il regolamento fino in fondo: è giusto che le contrade si assumano la loro responsabilità, anche in rapporto ad altre contrade "punite" dal regolamento».
Di altra opinione Antonio Giorgi, presidente della Madonnina: «Anche prima che fosse stilato il regolamento, mi sono pronunciato contrario a squalificare una contrada incolpata di doping da tutte le manifestazioni del Palio (così prevede il regolamento, ndr). Escludere i micci dalla corsa è giusto – chiarisce Giorgi – ma non bisogna penalizzare i musici o i figuranti per una cosa con cui non hanno connessione diretta».
«Non si può far pagare tutta una contrada per un errore che è possibile non sia stato commesso da una persona della contrada stessa – ribadisce il presidente del Ponte Riccardo Giannelli – Avendo un fantino che viene da fuori è molto probabile che sia lui a dopare il miccio, e non il presidente o un contradaiolo. Il regolamento deve essere modificato e spero che dopo questo episodio la Pro Loco si adoperi in merito, sia per definire le sanzioni che per fare chiarezza sulle sostanze ritenute dopanti. Per ora però il regolamento c'è e – conclude – dovrà essere applicato alla lettera come si è fatto finora».
Intanto, il Leon d’Oro si difende e spiega le proprie ragioni in una lunga nota: «Il Leon d'Oro non utilizza più da anni micci di sua proprietà – scrive il presidente Giuseppe Menchini – ma affitta animali che vivono spesso in stalle molto lontane. Al di là delle rassicurazioni richieste ai fantini, dunque, è impossibile essere certi al 100% che i proprietari degli asini seguano alla lettera tutte le normative in materia di doping. Per questo, pur essendo d'accordo sulla necessità di contrastare qualsiasi pratica dopante, credo sarebbe ingiusto punire in modo generalizzato il lavoro di centinaia di contradaioli per eventuali comportamenti scorretti tenuti da terzi».
C’è un altro aspetto che sta a cuore al Leon d’Oro: «Non è dimostrato che il miccio Biscotto fosse dopato al momento della gara. Non esiste, infatti, tra i campioni di prova analizzati dall'Unirelab, uno che riporti il numero di provetta consegnato al nostro fantino a fine gara. Questa mancanza fa venir meno un elemento sostanziale di qualsiasi procedura antidoping umana e animale, e cioè il doppio esame su campioni di sangue prelevati contestualmente al soggetto sottoposto a verifica. In sostanza, non avendo un dato oggettivo con cui confrontarsi, le controanalisi di Parigi sono delle semplici analisi e, come tali, risultano insufficienti a dimostrare in modo inequivocabile l'eventuale doping del nostro miccio. Manca anche il prelievo che, in base al Regolamento antidoping della Pro Loco, avrebbe dovuto essere effettuato sugli asini il venerdì prima del Palio. Ritengo dunque inaccettabile essere penalizzati a seguito di prove scientifiche e procedure tanto carenti e incomplete».
E quindi l’affondo sulle sostanze: «La sostanza che sarebbe stata trovata nel sangue del nostro asino è una molecola contenuta in tantissimi broncodilatatori utilizzati per curare patologie dell'apparato respiratorio di uomini e animali, e addirittura nel te. La Federazione Equestre Internazionale non la inserisce nell'elenco delle sostanze totalmente proibite, ma fra quelle il cui utilizzo è autorizzato nell'ambito di terapie mediche finalizzate al benessere degli animali.Alla luce di queste considerazioni riterrei profondamente ingiusta e comunque sproporzionata rispetto alla realtà dei fatti e qualsiasi ipotesi di sanzione».
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