Il Tirreno

Versilia

Nautica, dimezzato in cinque anni il numero di occupati

di Donatella Francesconi
Nautica, dimezzato in cinque anni il numero di occupati

In alcuni cantieri i lavoratori si sentono proporre la riduzione dello stipendio e la rinuncia alla tredicesima

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VIAREGGIO. Vuoi mantenere il posto di lavoro? Allora accetta di ridurti lo stipendio, rinuncia a tredicesima e quattordicesima. Accade in alcune aziende della nautica viareggina, le stesse dove si costruiscono le barche di lusso che hanno fatto grande nel mondo la nostra Darsena. Proprio quella che nel 2007 contava circa 7mila addetti specifici, incluso l’indotto, e che oggi - invece - vede il numero dei lavoratori dimezzato. Sono i dati forniti dalla Fiom-Cgil che oggi chiama a raccolta la politica tutto intorno al capezzale della nautica e dell’occupazione.

Riduzione dello stipendio pur di mantenere il posto e non finire nel girone infernale degli ammortizzatori sociali o peggio delle liste di mobilità. Nelle quali - da gennaio ad oggi - si contano siano entrati 300 lavoratori licenziati. Che si sommano agli oltre 500 che nello stesso periodo sono entrati in cassaintegrazione e al migliaio di dipendenti che usufruiscono di cassaintegrazione in deroga, rinnovata o di prima attivazione. «Sono i dati della Fiom - spiega il segretario provinciale Lamberto Pocai - che purtroppo non comprendono tutto il lavoro perso extra Versilia». Considerando che, soprattutto per quanto riguarda il settore legno, la Darsena viareggina dava lavoro ad un bel pezzo di Toscana.

La crisi avanza. E molti cantieri che fin qui hanno provato a resistere, oggi si trovano a dover gettare la spugna. Mentre segnali preoccupanti arrivano anche dal settore dei mega yacht, individuato dagli industriali come quello in grado di trainare la rinascita. Un quadro nel quale - lo sottolinea ancora la Fiom - non c’è solo il problema del lavoro, del salario qui e ora - ma anche quello del versamento dei contributi previdenziali che, in molte realtà, segna pesantemente il passo con ritardi nei versamenti.

In questo quadro si alza la voce dell’appello alla politica. Che sembra aver dimenticato la Darsena, dopo anni di “tavoli” e “piani” di sviluppo rimasti nel cassetto. Basti pensare - è impossibile non sottolinearlo - alla vicenda della nascita della Autorità portuale. Il cui segretario, Fabrizio Morelli (dirigente della Regione), di fatto non si è ancora insediato. Scegliendo di rimandare ogni atto al dopo elezioni, mentre il porto viareggino ha l’assoluta necessità di essere governato. Ed è questo uno di premi scogli intorno al quale navigherà chiunque venga eletto sindaco di una città che in un paio d’anni ha vissuto il peggior crollo della propria economia, passando dai maxi progetti dell’amministrazione Marcucci (centrosinistra) alla chiusura totale di intere fette di economia. Chiusura che ha provocato effetti a catena: bastano due passi tra le banchine per accorgersi dei bar vuoti, dei ristoranti che non ce la fanno, dei negozi che c’erano e non ci sono più. E la nautica made in Viareggio era anche questo: quel caffé, quel piatto, quell’acquisto che oggi non ci sono più e chissà se e quando torneranno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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