Finanza
Lite in strada, spunta una pistola
Scattano le querele e il processo: due sono imputati di lesioni e ingiurie, il terzo di minacce con l’arma
VIAREGGIO. Un inseguimento tra il viale a mare, la via Zara e la via Foscolo. E poi il violento litigio con tanto di pistola che, secondo alcuni dei protagonisti dell’episodio, sarebbe stata puntata in maniera minacciosa. Alla fine tre persone - dopo una serie di accuse e denunce reciproche - finiscono a processo di fronte al giudice del tribunale di Viareggio con accuse che vanno dalle minacce, alle lesioni, alle ingiurie. Il fatto è avvenuto nell’estate 2010 e ha visto protagonisti un agente di polizia penitenziaria Andrea Tirozzi, 48 anni, residente a Lucca (assistito dall’avvocato Frezza) e due giovani residenti a Viareggio e Napoli, Alessio Fiore 34 anni e Ettore Acanfora, 27 anni (entrambi difesi dall’avvocato Fabrizio Miracolo). Tutto è cominciato con una lite avvenuta in auto lungo il viale a mare di Viareggio. I due giovani affermano di aver subito un sorpasso azzardato e di essere stati poi provocati; l’agente della penitenziaria (che quella sera era in auto con la famiglia) di essere stato affiancato dai due e insultato. Toccherà al pm e al giudice confrontare le versioni dei fatti per ricostruire la verità.
Dopo il primo “contatto” le due auto si sono inseguite lungo la via Zara (imboccata contromano) per poi fermarsi in via Foscolo (Tirozzi ha raccontato di essere stato obbligato a fermarsi dai due giovani che l’avrebbero apostrofato con una serie di insulti) dove la situazione è degenerata. L’agente di polizia penitenziaria racconta di essere stato aggredito e picchiato assieme alla sua famiglia. Ma i due giovani hanno fornito una versione dei fatti diversa parlando di una pistola estratta da parte dell’agente, apparentemente caricata, e poi puntata verso il Fiore (che sarebbe stato il primo ascendere dalla macchina). A quel punto - come risulta dalla versione fornita dai giovani - anche Acanfora sarebbe sceso dall’auto per difendere l’amico. E da lì - per motivi di autodifesa - sarebbe nata la colluttazione. Dopo il litigio sono stati chiamati i carabinieri arrivati sul posto per calmare gli animi. Nell’ultima udienza di fronte al giudice Gerardo Boragine è stato sentito proprio il maresciallo intervenuto quella sera che ha detto di aver trovato la pistola riposta nella fondina e non caricata. Nelle prossime udienze saranno sentiti altri testimoni. Ma non sarà facile ricostruire la verità.
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