Italia
Non chiamarle cave ma sculture
Il fotografo Bartolucci stregato dai siti estrattivi delle Apuane
SERAVEZZA. Le cave del monte Altissimo – Cervaiole e Fondone – quella sul monte Corchia del Piastraio, e Le Tagliate e Valsora nella frazione di Arni. Sono i soggetti degli scatti esposti, dal 23 marzo, alla X edizione di Seravezza Fotografia: “Le stanze del cielo. Sulle tracce di Michelangelo”; sono immagini del fotografo Andrea Bartolucci. Per lui le cave di marmo sono una scultura a cielo aperto, un luogo magico di congiunzione tra terra e cielo. Ha ricercato le geometrie, le luci più belle, e soprattutto il segno lasciato dall’uomo in secoli di duro lavoro. «Il nostro mare e le nostre spiagge – dice il fotografo - sono molto affascinanti, ma ci sono cose di altrettanta bellezza. Così per le nostre bellissime montagne. Mentre le cattedrali del cielo, questi splendidi siti estrattivi di marmo, ce il abbiamo soltanto qui sulle Apuane. Dovrebbero essere la maggiore attrazione del nostro territorio».
L’artista Bartolucci, che esporrà alle Scuderie Medicee fino al 14 aprile, ha fatto più di una semplice documentazione delle cave delle Apuane. «La fotografia non è documentazione, ma interpretazione: trasformare l’ordinario in straordinario» dice Bartolucci.
Alcuni suoi scatti non sembrerebbero neppure fatti nella cavità di una montagna scavata, o su un piazzale di sito estrattivo, come le Cervaiole. “In alcune foto – commenta Bartolucci – la luce del tramonto trasforma il marmo bianco: sembra di essere in qualche paesaggio del Nord. Ho cercato di astrarre le immagini ricercando geometrie e linee della luce. Così da far sembrare la cava – continua il fotografo - uno spazio magico dove i colori della materia e le sfumature del cielo si uniscono».
Le fotografie di Andrea Bartolucci sono state raccolte in un progetto editoriale, promosso dalla Fondazione Terre Medicee, dal Comune di Seravezza e dalla Fondazione Henraux. Caratteristica ricorrente delle immagini dell’artista è l’assenza di figure umane, che si nota indirettamente dalle tracce lasciate: il segno dell’uomo è evidente in ogni sua foto, nelle morfologie delle montagne, testimoni di una scultura scolpita nel tempo.
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