Il Tirreno

Versilia

Il ritorno di Tonino Cima «Pronto per la mia città»

di Matteo Tuccini
Il ritorno di Tonino Cima «Pronto per la mia città»

L’ex sindaco dei primi anni Novanta attende l’investitura elettorale del Pdl «C’è da rimettere in piedi Viareggio. E il Pd non ha sfruttato bene il vantaggio»

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VIAREGGIO. Antonio Cima detto “Tonino” torna in pista. Ma per capire se sarà lui - ex sindaco dei primi anni Novanta e assessore uscente della giunta Lunardini - il candidato del Pdl per le elezioni del 26-27 maggio bisogna attendere il direttivo del partito di questa sera. «È stato fatto il mio nome, assieme a quello di altri 8-9 - dice Cima - molti membri del partito hanno chiesto la mia disponibilità e io l’ho data. Finora, però, non c’è alcuna decisione ufficiale del coordinamento provinciale. Aspettiamo». Ma Cima sembra il favorito rispetto ai vari Alessandro Santini, David Marcucci e così via. E la voglia di parlare già da candidato è forte: «C’è da rimettere in piedi Viareggio, e il Pd non ha già vinto».

Cima non è sicuramente un nome nuovo. È un “rieccolo”, termine coniato da Indro Montanelli a proposito di Amintore Fanfani, uno dei maestri dei rientri in scena. Proprio come Fanfani, guarda caso, Cima viene dalla Democrazia cristiana. Fu uno degli ultimi sindaci pre-Tangentopoli, in quegli anni caldissimi dal 1990 al ’92. Decisamente, un’èra fa. È stato nell’Udc e poi è transitato nel Pdl. Cima, inoltre, è stato assessore alle attività produttive nell’amministrazione di Luca Lunardini, che di certo non ha entusiasmato la città. Finché il sindaco è rimasto in carica, l’assessore Cima ha dovuto gestire numerose beghe, dalla Polo nautico ai commercianti sempre più infuriati. Con questi ultimi, forse, ci sono stati gli scontri maggiori, anche per qualche scelta presa nel chiuso degli uffici e non condivisa: dai mercatini di scarso peso, alle varie tasse, non ultimo il salasso sul suolo pubblico. Paradossalmente, però, Cima può rivendicare alcune scelte - come il piano dei rumori - come le poche fatte dalla giunta Lunardini. E poi, in una squadra che faceva acqua da tutte le parti per competenza ed efficienza, era tra i pochi ad avere dei numeri. Anche per via dell’esperienza amministrativa precedente. E c’è chi giura che Cima stia cercando di recuperare gli ex esponenti più validi della giunta Lunardini per la formazione delle liste.

«È ancora presto per affrontare un discorso del genere - dice - al momento sono solo uno dei papabili. Questa richiesta di impegno, d’altronde, è stata una sorpresa per me: negli ultimi mesi avevo lasciato da parte la questione elettorale, limitandomi ad andare ogni tanto nella sede del Pdl e chiedere se... avevano trovato il candidato. È ovvio che sono grato a chi ha fiducia in me, e sono pronto a rendermi utile per la città». La riconquista del Comune da parte del centrodestra sembra difficile: oltre al favorito Leonardo Betti (Pd), ci si attendono altre sorprese dal Movimento 5 Stelle che candida Max Bertoni. «Non penso che il Pd abbia già vinto: ha sfruttato male il vantaggio che aveva, perdendo tempo a discutere sugli incarichi che dovranno essere affidati dopo le elezioni, e parlando poco dell’idea di città che ha. I tempi per una rimonta sono stretti, ma ci sono». Cima, insomma, crede nella ripetizione viareggina dell’ultimo miracolo di Silvio. «Perché no? Si può fare. E poi - conclude - credo che la politica debba cedere il passo alla capacità di saper amministrare. Ci sono poche cose da fare, ma da fare bene. Viareggio va rimessa in piedi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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