Gioco
Arriva il giorno della verità per l’inchiesta sui micci dopati
Domani sera il presidente della Pro Loco comunicherà alle contrade l’esito delle controanalisi Il veterinario dell’Asl: ecco perché drogare un animale significa maltrattarlo e renderlo pericoloso
QUERCETA. Rimane alta l’attenzione sull’ipotesi doping al palio dei micci di Querceta. Concluso il Festival delle Canzonette, tutti sono in attesa di conoscere il contenuto dell’annuncio che dovrebbe fare il presidente della Pro loco, Franco Burroni. Che ha in mano le controanalisi e giovedì sera – secondo le voci raccolte – ha chiamato a riunione i presidenti di contrada: per svelare se il miccio del Leon d’Oro e quello della Cervia sono risultati positivi anche al secondo test antidoping. Se così fosse, oltre alle squalifiche che infliggerà la Pro Loco, e alla frode sportiva, in ballo c’è il reato penale di maltrattamento di animali.
Abbiamo chiesto un parere al medico veterinario dell’Asl 12 di Viareggio, Roberto Pieroni, che ha seguito come responsabile, i prelievi prima della corsa del Palio dei Micci, il 29 maggio del 2012. «L’utilizzo di sostanze stupefacenti o dopanti sono proibite sia da una legge del ministro della Salute, che dalla legge 189 del 2004». Il motivo? «Prima di tutto – spiega Pieroni - provocano all’animale problemi di salute. Possono incidere sul suo metabolismo fino a provocare danni irreversibili». Ecco perché dopare gli animali per farli correre più veloci rientra nel reato di maltrattamento, come picchiarli o seviziarli.
«Tra i danni più gravi – continua il veterinario – si può causare anche un infarto».
Poi c’è la questione della frode sportiva. «Ci sono sostanze, come gli anabolizzanti, che cambiano il metabolismo dell’animale e altre – spiega il veterinario - che ne alterano la massa muscolare, rendendolo più competitivo. In questo modo non si disputa una gara ad armi pari». Questo è stabilito anche da alcune regole prescritte da una commissione provinciale, che rilascia le autorizzazioni per manifestazioni come il Palio dei Micci. Tuttavia ci sono anche sostanze utilizzate per delle terapie che sono allo stesso modo proibite, ma talvolta possono essere accettate con previa comunicazione. «Se per determinate patologie c’è bisogno di certi medicinali, ciò deve essere comunicato – dettaglia il veterinario – con tanto di documentazione prima della manifestazione», Ad esempio è il caso di un dolore muscolare.
C’è infine un ultimo aspetto, meno conosciuto, ma molto interessante anche per i non appassionati alle competizioni equine. Ogni animale ha un certificato di proprietà sul quale i micci o i cavalli possono essere registrati come “Dpa” o “non Dpa”: animali destinati alla produzione alimentari o non. Detti anche “a vita” o “da macello”. Se uno dei due micci (Cervia e Leon d’Oro) fossero Dpa il caso sarebbe ancora più grave.
Le sanzioni amministrative potrebbero essere più salate, così come le pene previste. Infatti, in questo caso, a rischio c’è la salute pubblica dei consumatori di carne. Tuttavia gli animali ad uso sportivo nella maggior parte dei casi sono “non Dpa”. Ma sarà la magistratura, che non ha ancora concluso le indagini – e al momento non ci sono indagati – a sciogliere i dubbi e, eventualmente, citare in giudizio i responsabili che dovranno rispondere delle accuse.
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