Sicurezza
Torna la festa della birra al Principino: è polemica
Organizzata da una cooperativa di Lucca, si svolgerà nel weekend di fine aprile I commercianti della Passeggiata: «Una sagra paesana nel nostro salotto buono»
VIAREGGIO. Torna la festa della birra al centro congressi Principe di Piemonte. Si terrà nell’ultimo fine settimana (26-27) di aprile, organizzata da una cooperativa di Lucca, la Linketto. E, manco a dirlo, scoppia di nuovo la polemica.
Perché i commercianti della Passeggiata si domandano che cosa c’entri un appuntamento simile con il salotto buono della città. «Una sagra paesana», la chiama Piero Bertolani, storico esercente di articoli sportivi con il suo “Nike Alf run”. Anche se qualcuno, rassegnato, la vede così: «Oramai a Viareggio c’è lo zero assoluto, almeno questo è un appuntamento». Difesa che, ovviamente, non può che far piacere agli organizzatori.
«La manifestazioni vanno sempre bene - afferma Bertolani - ma con dei distinguo. Come abbiamo sempre detto, ci vuole la qualità. Qui si parla di qualcosa che porta a Viareggio attività commerciali di altre città, e già questo penalizza chi in Passeggiata già c’è. Oltretutto nella stagione buona, e nei fine settimana: si prendono il meglio, senza faticare troppo. Se poi si parla di una festa della birra, i dubbi sono ancora più grandi». Bertolani ribadisce di non voler dire sempre no, ma che servono dei paletti. «Lungi da me il volere la Passeggiata come qualcosa di intoccabile, dove non si può fare niente - spiega - ma, diciamoci la verità, si può fare di meglio. A Viareggio abbiamo un promoter di livello internazionale come Mimmo D’Alessandro, e lo lasciamo ai lucchesi. Da loro, però, prendiamo le cooperative per fare le sagre. Fatico a capirne il perché».
Più sfumato il parere di Roberto Vannozzi, titolare del bar Galliano che il Principe di Piemonte ce l’ha a fianco. «No, non mi fa impazzire un appuntamento del genere - dice - e spero vivamente che si resti all’interno del Principino, senza toccare la Terrazza della Repubblica che è già messa male di suo. Ma mi rendo conto che siamo in mezzo a un maremoto, e c’è chi si aggrappa anche ai pezzi di legno galleggianti. Di questi tempi vedo di tutto: negozianti che non sanno più che pesci prendere, e gente che mi lascia il curriculum anche se garantisco che non li chiamerò, perché non ne ho bisogno. Non mi sento, insomma, di giudicare male chi si accontenta. Certo, anche in questo modo la nostra Viareggio decade: accontentandosi».
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