Il Tirreno

Versilia

Strage, è subito scontro tra familiari e Comune

di Donatella Francesconi
Strage, è subito scontro tra familiari e Comune

Al polo fieristico di Luca ci sono la Provincia e i gonfaloni di tutta la Versilia Il commissario Mannino: non è un gesto istituzionale portarlo a un processo

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VIAREGGIO. I Comuni della Versilia non hanno voluto mancare l’appuntamento. Quello di Viareggio, invece, l’ha saltato a piè pari. Gonfaloni nel breve corteo dal parcheggio del Polo fieristico fino all’ingresso della struttura nella quale ieri mattina andava ad iniziare l’udienza preliminare nell’ambito del procedimento giudiziario per il disastro ferroviario del 29 giungo 2009. Tranne quello di Viareggio, la città ferita dai lutti (trentadue i morti) e dalla distruzione seminata la notte dopo la quale niente è stato più come prima. Niente gonfalone, non c’era il commissario prefettizio e nessuno dei sub commissari. Ma non c’era neppure la politica: nessuno di coloro che sedeva in consiglio comunale all’epoca della strage, ma neppure l’ormai ex sindaco Luca Lunardini che pure ha sfilato in corteo più e più volte. Solo Massimiliano Baldini, candidato a sindaco per una lista civica, si è fatto vedere alla Pam, luogo di ritrovo prima della partenza per Lucca, per un breve saluto personale a Daniela Rombi, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, quella che riunisce i familiari della strage.

A Daniela Rombi il commissario Mannino ha inviato una e-mail «personale», come spiega lo stesso Mannino spiegando che «per rispetto della corte» non sarebbe stato presente. Un’assenza che è stata sottolineata con parole forte da tutti i familiari come un atto che le trentadue vittime, chi le piange e la città non meritavano. Interpellato dal “Tirreno”, il commissario prefettizio spiega la propria posizione: «Non è un atto istituzionale portare il gonfalone ad un processo, di fronte ad un giudice».

L’obiezione è inevitabile: il fatto che ci sia una città ferita è testimoniato dai giorni della tragedia e della partecipazione che Viareggio non ha mia fatto mancare ai tre anniversari che fin qui si sono succeduti. La presenza del gonfalone del Comune questo e nient’altro avrebbe raccontato, come hanno fatto notare i familiari e la stessa Daniela Rombi. «La tragedia che la città ha avuto non può essere portata nelle aule dei tribunali», continua Mannino. Aule nelle quali «sono presenti gli avvocati dell’Ente» perché «certo, tutti vogliamo giustizia. Ma c’è un’udienza giudiziaria in atto contro determinate persone e di fronte al giudice non si va col gonfalone».

Assente anche la Regione Toscana, che pure aveva il proprio avvocato all’udienza, mentre il presidente della Provincia - Stefano Baccelli - era in aula, come sempre. Non avendo mancato mai uno degli appuntamenti con i familiari delle vittime e con la tragedia che ha segnato la città.

«Gli impegni parlamentari - scrive Manuela Granaiola, senatrice del Partito democratico - mi hanno impedito di essere presente a Lucca con i familiari delle vittime della strage di Viareggio e per questo ho sentito un grande disagio. Ma la cosa che più mi ha ferito è sapere che non c'era nessuno del Comune. Come se tutto fosse accaduto altrove!». Forse - così replica Granaiola a Mannino - «portare il gonfalone del Comune al processo non è un atto istituzionale, ma sarebbe stato certamente un grande gesto di responsabilità, di sensibilità, di comprensione, di vicinanza per coloro che hanno subito tanto strazio e tanto dolore. Un gesto di consapevolezza che si ha il dovere di protestare quando, a distanza di quattro anni dal tragico evento, ancora non si è fatta giustizia, ancora non è stata fatta chiarezza, nonostante l'egregio lavoro della Polfer e di tutti gli esperti dei soggetti che si sono costituiti parte civile».

Domenico Mannino, commissario prefettizio dall’agosto scorso, respinge le critiche e aggiunge: «Comune e Regione si sono attivati per chiudere entro questo mese tutti i pagamenti delle Legge Viareggio. La vicinanza del Comune mi sembra stia nei gesti...».

Come se, quando si parla del disastro ferroviario - è l’amara considerazione di Daniela Rombi - «contassero solo i soldi che mai ripagheranno la vita di chi non c’è più e mai leniranno il nostro dolore. E quelli non spesi per garantire la sicurezza lungo i binari?».

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