Il dolore
L’uomo che con una lettera ha commosso la Germania
Enrico Pieri, presidente dell’associazione Martiri di S.Anna, è stato celebrato dal presidente Gauck. Ma lui non vuole meriti: «Non ho fatto nulla di speciale»
SANT’ANNA DI STAZZEMA. Alle 9 di mattina Enrico Pieri è già arrivato sullo spiazzo di fronte alla chiesetta di Sant’Anna: accanto a lui c’è il figlio, che vive in Svizzera – a Basilea – ma che non poteva non stare vicino al padre in un’occasione così importante ed emotivamente “impegnativa”. Sopravvissuto all’Eccidio del 12 agosto del ’44, presidente dell’associazione Martiri di Sant’Anna, Pieri è di fatto l’artefice – anche se lui si scrolla di dosso i meriti – della duplice visita presidenziale a Sant’Anna.Sua è la lettera-invito che il presidente della Repubblica ha consegnato nelle mani del suo omologo tedesco, Joachim Gauck, a fine febbraio. Eppure Pieri insiste: «In non ho fatto nulla – sembra quasi “discolparsi” – il merito è di Napolitano».
Quando Gauck prende la parola al Museo della Resistenza, capiamo davvero – e tocchiamo con mano – quanto quel suo scritto avesse una spinta propulsiva. Rivolto a Napolitano, Gauck dice: «Lei mi ha consegnato una lettera molto commovente e molto toccante – così ha “suonato”la traduzione simultanea – che mi ha colpito molto». Si rivolge poi a Pieri: «Mi ha commosso – confessa – il fatto che lei non abbia parlato delle atrocità che si sono consumate in questo luogo: mi ha detto che non ne vuole parlare ma che allo stesso tempo non dimentica – continua il capo di stato tedesco – E questo mi ha colpito. Io – conclude – mi inchino a lei signor Pieri».
Joachim Gauck aveva già colpito i cittadini arrivati a Sant’Anna. Sorridente, affabile; “misurato”, come è il passo di un uomo che ricopre un tale ruolo, ma – allo stesso tempo– così emotivamente coinvolto. Poco prima, s’era visto in quel lungo abbraccio che aveva “lanciato” al presidente Napolitano sulla soglia del Monumento Ossario. Di slancio Gauck aveva abbracciato anche Pieri, e suo figlio Massimo, che con lui aveva scambiato parole in tedesco.
Anche il presidente Napolitano rafforza quell’idea di causa-effetto dell’evento, che invece Pieri – con quel pudore che solo la rettitudine morale può farti provare – rifiuta: «Se il presidente Gauck è qui – dice il nostro Capo dello Stato – io non ho nessun merito. Io ho fatto semplicemente da postino. È stata sufficiente .. la lettera di Pieri» è qui la voce del Presidente si abbassa, si incrina, si strozza. È l’emozione. Quella stessa emozione che poco più avanti nel suo discorso riaffiorerà – controllata ma impetuosa – nominando «le vittime del ghetto di Varsavia».
A Pieri chiediamo quanto sia grande la sua emozione: «Avevo promesso a me stesso di non emozionarmi ...» poi abbasso la sguardo. E sorride: suo figlio, intanto, gli mette un braccio sulle spalle.
Giovanna Mezzana
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