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Il Ponte esulta lo stesso Leon d’Oro e Quercia no

Il Ponte esulta lo stesso Leon d’Oro e Quercia no

La contrada rossoblu, che non vinceva la Lira dal 1984, ha sempre ottenuto scarsi risultati al festival classificandosi quasi sempre nelle ultime posizioni

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QUERCETA. La felicità è davvero qualcosa di relativo: se infatti Quercia e Leon d'Oro hanno alzato la coppa rispettivamente del secondo e terzo posto con non poco rammarico, sono invece soddisfatti del quarto posto i contradaioli del Ponte. La contrada rossoblu, che non vinceva la Lira dal 1984, ha sempre ottenuto scarsi risultati al festival classificandosi quasi sempre nelle ultime posizioni. «Mi sono trovata benissimo in quest'ambiente caloroso del Palio - dichiara a caldo la cantante Bianca Atzei - e sono ancora più felice di aver regalato una gioia al Ponte. I contradaioli mi hanno fatto sempre sentire una di casa e ho subito avvertito con loro un'affinità molto stretta. Mi sono innamorata di questa contrada».

«Bianca ci ha regalato un traguardo che si può definire storico - commenta il presidente del Ponte Riccardo Giannelli - e penso la confermeremo il prossimo anno. Il quarto posto ci fa ben sperare».

Un sorriso un po' tirato invece per il Leon d'Oro che, con i Sonohra (rivelazione di questo festival), puntava più in alto del terzo posto, specie dopo aver vinto il premio del televoto. «È la nostra prima volta al Miccio Canterino, ma ci siamo subito immersi nell'entusiasmo della manifestazione - dichiara Luca Fainello, voce del duo - il nostro brano era molto rock, di grande energia: forse non è stato ben compreso dalla giuria». «Puntavamo a qualcosa di più - ammette il presidente giallorosso Giuseppe Menchini - ma va bene così: il pubblico era con noi».

«Peccato perché c'eravamo - sospira amareggiato Giò di Tonno, cantante della Quercia - sento questa contrada come una seconda famiglia e mi sarebbe piaciuto regalarle la vittoria». «Va bene anche così - dice il presidente Antonio Viti- siamo sempre stati sul podio e siamo ancora la contrada che fa più paura».

Gabriele Buffoni

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