Il Tirreno

Versilia

Grazie, presidente non ti dimenticheremo

di Giovanna Mezzana
Grazie, presidente non ti dimenticheremo

Il sindaco e la popolazione emozionati per l’incontro con Napolitano: «Oggi è un giorno da consegnare alla storia e alle nuove generazioni»

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SANT’ANNA DI STAZZEMA. Quando venne inaugurato l’Organo della Pace, che suona nella chiesetta della frazione, Sant’Anna venne battezzata dall’allora presidente della Regione Claudio Martini «capitale morale della Toscana». Al sindaco di Stazzema Michele Silicani piace partire da qui, quando prende la parola per celebrare quello che è già un giorno storico per una – la più preziosa – delle 17 frazioni del suo comune. «Sant’Anna oggi è per me il centro del mondo – dice il primo cittadino – perché è il luogo in cui viene “firmata” l’amicizia tra questi due popoli (tedeschi e italiani, ndr)».

Manca ancora un po’ all’arrivo a Sant’Anna dei due Capi di Stato – Giorgio Napolitano e Joachim Gauck – e il primo cittadino di Stazzema fa gli onori di casa. È emozionato per l’arrivo di quel presidente che vide per la prima volta, a Sant’Anna, nel ’96: «Appena lo vidi (Napolitano allora era ministro degli Interni del primo governo Prodi, ndr) pensai che era un uomo che di fronte aveva un percorso “alto”». Ma a Silicani piace soprattutto che Sant’Anna sia il luogo di un “abbraccio” tra quei due popoli trascinati insieme in un’immane tragedia per la quale Sant’Anna rappresenta uno dei capitoli «inenarrabili», termine, quest’ultimo, che lo stesso Gauck impiegherà nel suo discorso nella sala del Museo della Resistenza: «Quello di oggi (di ieri, ndr) è un giorno da consegnare alla storia e – chiosa Silicani – alle nuove generazioni» dice, mentre attende l’arrivo dei suoi ospiti straordinari.

Intanto Sant’Anna si riempie di gente: non solo dei familiari delle vittime (invitati uno per uno dal sindaco e dalla sua giunta), di istituzioni, forze dell’ordine – presenti, marina militare, guardia di finanza, carabinieri, folgore – e giornalisti (103 quelli accreditati), ma anche di gente “comune”. Residenti della Versilia storica, e non solo. Sono circa 150 le persone che hanno scelto di prendere le navette che hanno fatto la spola da valle (in zona Pietrasanta-Camaiore) a monte: volevano vedere «quel presidente che sta per finire il suo Settennato e ha deciso di dare il suo commiato da Sant’Anna». Lo accoglieranno con grande calore: tanto che non vorranno farlo andare via: «Resta con noi, presidente! Resta con noi», gli urleranno quando – uscito dalla chiesetta, dopo i discorsi al Museo della Resistenza – sarà in procinto di ripartire.

Mancano pochi minuti a mezzogiorno. I corazzieri sono già “in posizione”, con la corona d’alloro, a margine del lato sinistro del selciato che conduce al Monumento Ossario; accanto a loro, il picchetto d’onore e la banda musicale della Folgore che, da lì a poco, suonerà “Il Piave” e “Il Silenzio” per i caduti. Sul lato destro, invece, ci sono i gonfaloni dei comuni versiliesi, i familiari delle vittime e i sopravvissuti: Enrico Pieri, presidente dell’associazione Martiri di Sant’Anna, c’è. Comincia a piovere. Tra i primi ad accorgersi dell’arrivo del corteo presidenziale è Mario Marsili, sopravvissuto all’Eccidio – nel ’44 era un bambino – grazie a sua madre Jenny Bibolotti, una delle donne-simbolo della Strage. È dritto in piedi ed osserva, quasi senza fiatare, le auto blu che – tornante dopo tornante – salgono rapidamente verso Sant’Anna.

Arriva la quattro ruote blindata. Napolitano scende, e il suo primo gesto è quello di avvicinarsi alle decine di persone che sono salite fin lassù. «Presidente! Presidente!», gli urlano. Dopo numerose strette di mano, i due capi di stato si mettono l’uno accanto all’altro. Gauck guarda in alto a cercare la copertura dell’ombrello: un piccolo tic, naturale, quasi inconsapevole. Procedono verso il Monumento. A pochi passi dai primi scalini, Napolitano guarda sulla destra, fa un cenno di saluto. Gauck abbassa lo sguardo: si è accorto che il suo omologo ha salutato qualcuno. E l’ha fatto con la mano: gli scappa un sorriso.

Arrivano di fronte all’ossario, i corazzieri depongono la corona d’alloro “abbracciato” dalle due bandiere: Napolitano tocca il Tricolore, Gauck, la bandiera tedesca. La folgore suona. Sono istanti che coinvolgono emotivamente chiunque si trovi lì. Poi un lungo abbraccio tra i due capi di stato. Per quanto è lungo e per quanto è intenso, sembra un abbraccio tra due amici che si incontrano dopo un lungo periodo di lontananza: e mentre sta per terminare, Napolitano tira a sé le mani di Gauck, quasi le mettesse ai suoi fianchi. Arriva Pieri e Napolitano esclama: «Oh!». Poi è la volta dell’abbraccio tra Pieri e Gauck. È forse questo il momento più intenso dell’intera cerimonia. Il sindaco Silicani non trattiene le lacrime.

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