Quel ministro che salì all’Ossario da un viottolo
Viaggio nei ricordi di chi era a Sant’Anna il 12 agosto 1996 quando Napolitano giunse in rappresentanza del Viminale
SANT’ANNA DI STAZZEMA. Era il 1996 e la comunità di Stazzema era in ginocchio, a causa dall’alluvione del 19 giugno: Giorgio Napolitano salì a Sant’Anna di Stazzema per commemorare le vittime della strage nazifascista. Sono passati diciassette anni, e l’attuale Capo dello Stato – allora ministro dell’Interno del primo governo Prodi – tornerà in quello che nel 2000 è diventato il Parco nazionale della Pace. Sarà in quei luoghi di Memoria – arriverà alle 12 della mattina, stando a quanto si apprende – per accompagnare il presidente della Repubblica federale tedesca, Gauck: così ha voluto il capo di stato tedesco, colpito nel profondo dalle parole scritte, in una missiva a lui indirizzata, da Enrico Pieri, uno dei sopravvissuti all’Eccidio e presidente dell’Associazione dei Martiri di Sant'Anna. E c’è qualche cittadino che si ricorda ancora quel giorno, che era stato atteso dagli stazzemesi con entusiasmo e aspettativa.
«Mi ricordo che alla commemorazione di quel 12 agosto c’era tantissima gente – va indietro con la memoria Enio Mancini, uno dei superstiti della strage nazifascista del 1944 – Era una delle personalità più importanti che sarebbe venuta a Sant’ Anna dopo Sandro Pertini». E la sua presenza a Sant’Anna, fatalmente, sembra essere legata proprio all’alluvione del 1996.
A raccontarlo è Giuseppe Vezzoni, blogger e scrittore di Stazzema. «Napolitano, pochi giorni dopo la calamità del 19 giugno, visitò Stazzema. E probabilmente – ricorda Vezzoni - fu in quell’occasione che l’allora sindaco Giampiero Lorenzoni propose a Napolitano di partecipare alla commemorazione di Sant’Anna».
C’è un particolare, ancora molto nitido nella memoria di Enio Mancini: «Nei giorni che precedevano la visita – ricostruisce – tutti erano preoccupati. Si chiedevano se Napolitano sarebbe salito o meno fino al Monumento Ossario: ancora non c’era una strada carreggiabile e lo si poteva raggiungere solo dal sentiero. Gli organizzatori proposero di tenere a disposizione delle scarpe ginniche. Napolitano stupì tutti: volontariamente volle salire al Monumento per omaggiare le vittime, e non ci fu bisogno di nessun cambio di scarpe».
E pochi anni dopo la strada fu costruita. Ma ce n’era un’altra, di strade, che i cittadini chiesero proprio quel 12 agosto 1996 e la chiesero proprio a Napolitano.
Alcuni residenti di Stazzema organizzarono una piccola manifestazione, tra i quali c’era anche Paolo Conti, l’assessore scomparso da pochi mesi, per chiedere all’allora Ministro che tra i finanziamenti per la ricostruzione delle frazioni distrutte dall’alluvione fosse inserito anche un collegamento Farnocchia Sant’Anna, utile anche come via di fuga: per pochi giorni, dopo l’alluvione, la comunità di Stazzema era rimasta infatti isolata.
Tuttavia la visita di Napolitano, come rappresentante dell’Istituzione Stato, fu straordinaria anche dal punto di vista storico. «Proprio in quel periodo si riaccese ancora più forte – commenta Vezzoni, che è anche autore del libro “Mai Più. Dal Don a Sant’Anna di Stazzema”” – la necessità di aprire un processo per l’eccidio di Sant’Anna».
Anche per il ritorno sulle pagine dei giornali locali del tema dell’Eccidio, «l’esigenza di fare giustizia – aggiunge Vezzoni – nei confronti dei responsabili tornò a farsi molto viva. Napolitano fu sollecitato a sostenere e rilanciare l’inizio di un processo. Gli venne anche donato un libro appena pubblicato: “Operazioni contro i ribelli. I crimini della XVI SS Panzer Grenadier Division nel Settore occidentale della Linea Gotica” di Giovanni Cipollini».
Quasi dieci anni dopo, nel 2005, il tribunale militare di La Spezia ha condannato i gerarchi delle SS responsabili della strage di Sant’Anna. E, pur cambiando decisamente di livello per quanto riguarda i cambiamenti, Napolitano con il presidente tedesco Gauck potrà raggiungere il Monumento Ossario con l’auto. E nessuno si dovrà preoccupare delle «calzature istituzionali».
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