Il Tirreno

Versilia

Si intascava i soldi della concessionaria

Si intascava i soldi della concessionaria

Ex dipendente di una nota azienda a processo per appropriazione indebita L’accusa: ha preso 250mila euro. La difesa: tutto regolare, era autorizzata

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Ha lavorato per oltre 20 anni per una delle più grandi concessionarie auto della Versilia gestendo la parte amministrativa dell’azienda e maneggiando grosse somme di denaro. E ora è finita a processo in Tribunale a Viareggio con l’accusa di essersi intascata di nascosto parte dei soldi ricavati dalla vendita delle macchine: per la procura infatti la donna prelevava contanti dalla banca subito dopo aver fatto versamenti. Per la difesa della donna il denaro prelevato è stato invece utilizzato per pagare i fornitori dell’azienda e per versare in contanti parte degli stipendi dei dipendenti. «L’accusa è infondata - spiegano i difensori della donna, gli avvocati Paolo Quadrella e Sonia Mannella - la nostra cliente ha fatto depositare parte dei soldi sul conto della concessionaria e ha utilizzato i contanti per spese dell’azienda. Ci sono ricevute che lo dimostrano: chi vuole intascarsi denaro non lascia così tante tracce».

Nell’ultima udienza in tribunale a Viareggio il pm Enrico Corucci ha chiesto una condanna a 3 mesi di reclusione.

A finire sul banco degli imputati, con le accuse di appropriazione indebita e falso, è Giovanna Bartelloni, ex dipendente della concessionaria Peugeot Dedo Larini di Montramito. Secondo l’accusa tra il 2007 e il 2009 la donna si sarebbe intascata oltre 250mila euro. La denuncia è partita nella primavera del 2009 da Dedo Larini, titolare della concessionaria che si è anche costituito parte civile nel processo chiedendo un risarcimento danni (ad assisterlo c’è l’avvocato Enrico Marzaduri).

Tutto è cominciato con la segnalazione di un altro dipendente. Quest’ultimo, secondo la ricostruzione fatta dall’accusa, era stato incaricato dalla donna di versare in banca un assegno e poi di ritirare del contante da consegnare alla stessa amministratrice. Secondo l’accusata, che ha detto di non essersi mai recata personalmente in banca, quel modus operandi andava avanti da anni con l’autorizzazione di Larini e il denaro prelevato dopo i versamenti serviva a pagare fornitori e per altre spese dell’azienda. Per il titolare della concessionaria quei soldi venivano invece intascati dalla donna alla quale non era mai stata data alcuna autorizzazione a prelevare denaro dalla banca. «L’azienda aveva sempre molto denaro in contanti a disposizione - ha detto in aula l’avvocato Marzaduri - quei prelievi che seguivano i versamenti erano illogici».

Nelle udienze del processo si è svolta una battaglia serrata tra accusa e difesa basata su estratti conto e documenti contabili. Sentiti anche altri dipendenti dell’azienda che hanno raccontato di come quasi tutto il denaro ricavato dalla concessionaria passasse dalle mani della Bartelloni. I testimoni hanno anche detto che in alcune occasioni sarebbero stati incaricati dall’imputata di andare a depositare cifre in banca (con assegni o denaro contante) e poi ritirare denaro per consegnarlo nelle sue mani.

Per l’accusa in questo modo la donna si sarebbe intascata 150mila euro nel 2007, 60 mila nel 2008 e poco meno di 40mila nel 2009, l’anno in cui è partita la denuncia da parte di Larini che ha dato il via alla vicenda. Ma la difesa della Bartelloni parla di pagamenti a fornitori corrispondenti ai prelievi. «E inoltre - spiega l’avvocato Quadrella - i passaggi di denaro spesso sono documentati sui registri. La mia assistita deve essere assolta».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa