Il Tirreno

Versilia

Micci dopati, le ipotesi e gli scenari possibili

di Gabriele Buffoni
Micci dopati, le ipotesi e gli scenari possibili

Ecco cosa potrebbe decidere la Pro Loco sulla base delle analisi Ma i presidenti delle contrade si difendono: «La colpa? È dei fantini»

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QUERCETA. Che il clima nel mondo del Palio sia diventato più teso, e non solo per l'imminente festival (il "Miccio Canterino" parte domani sera) è chiaro: se prima, tra gli impegni in vista della nuova stagione di manifestazioni, del "caso doping" si era quasi smesso di parlare, adesso – che è accertato che i risultati delle attese contro-analisi sono in mano della Pro Loco di Querceta – è inevitabile che la notizia scuota profondamente tutte le contrade, che a breve saranno chiamate a esprimersi in merito alla "patata bollente" che per mesi hanno cercato di evitare.

La questione degli asini "dopati" ha risvegliato negli animi – non solo in quelli dei contradaioli ma anche in quelli degli stessi presidenti di contrada – vecchie proteste e antichi dissapori. Soprattutto riguardo ai fantini e ai micci "affittati" da fuori, prassi a cui ogni anno si ricorre. Quest’anno, però, forse proprio a causa dell'incresciosa vicenda, micci e fantini “stranieri” potrebbero assumere un peso diverso: sia il miccio del Leon d'Oro che quello della Cervia – le due contrade sotto esame – erano dei "fuori zona", provenienti rispettivamente da Novara e dalla Sardegna, terra che ormai da anni è "miniera" di micci e fantini.

Se l'uso degli "asini in affitto" è ormai divenuto abituale per tutte le otto contrade, le manifestazioni di diffidenza e le contestazioni non sono mai cessate. «Non sono affatto convinto che sia giusto dare la colpa dell’eventuale positività ai test anti-doping alle contrade e ai loro presidenti – dichiara il presidente del Ponte Riccardo Giannelli – perché, e di questo sono sicuro, loro non ne sapevano nulla. È molto più probabile invece che della cosa siano responsabili i proprietari dei micci o i fantini: questi vengono da fuori per cui non possiamo controllarli e ci affidiamo alla loro correttezza. Se quindi, quando la Pro Loco ci rivelerà i risultati (ancora non c’è comunicazione ufficiale dall'ente, ndr), questi saranno positivi, io voterò perché non si decida per la squalifica: una contrada è molto più che un miccio o un fantino, e non si possono punire i musici o gli altri figuranti che si sono impegnati per una colpa che è fuori dall'ambito della contrada stessa».

Il regolamento infatti, in caso di positività al doping, prevede la squalifica da tutte le manifestazioni del Palio 2012: non solo quindi dalla corsa – che né Leon d'Oro né Cervia avevano vinto – ma anche dalle altre competizioni: l'ambita coppa del Presidente, che il Leon d'Oro era in lizza per vincere, e l'Alabarda d'Oro, il premio per la combinata di sfilata e scena vinta anch'essa dalla contrada giallorossa.

Vicinanza e solidarietà verso Leon d'Oro e Cervia arriva anche dalle altre contrade. «Io spero che vada tutto a finire in una bolla di sapone- ammette il presidente della Quercia Antonio Viti- e che la questione si risolva presto, anche per le ripercussioni che potrebbe avere sul Palio in sé. Noi presidenti non siamo responsabili di tutto ciò che succede, e sono certo che i miei due colleghi non c'entrano con il somministrare sostanze ai micci: il Palio è un evento di festa, e tutti noi lo viviamo come tale. La voglia di vincere c'è, ovvio, ma non fino a questo punto». «Mi dispiace molto per le due contrade sotto inchiesta- commenta il presidente del Pozzo Massimo Balderi - e mi auguro che tutto vada per il meglio. La Pro Loco applicherà il regolamento, mi auguro, come ha sempre fatto e garantirà che cose di questo genere non accadano più: ne va dell'integrità del Palio».

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