La manifestazione
Censura? C’è chi si difende a colpi di... lenzuolate
LIDO. Hanno risposto in molti al flash mob organizzato ieri in passeggiata per manifestare solidarietà alle due ragazze 'ree' di aver attaccato due lenzuola di protesta dalle finestre della loro casa....
LIDO. Hanno risposto in molti al flash mob organizzato ieri in passeggiata per manifestare solidarietà alle due ragazze 'ree' di aver attaccato due lenzuola di protesta dalle finestre della loro casa. Dietro lo slogan "Lenzuola, non bavagli" tanti comuni cittadini, ma anche amministratori come l'assessore Veronica Cortopassi e il consigliere Pd Federico Pedonese. Ci racconta la storia una delle due protagoniste. «Avevamo attaccato le lenzuola - racconta Sara Merlini, 27 anni - dopo il discorso del papa, che parlava dei matrimoni gay come di una ferita per la pace. Secondo noi era giusto e doveroso poter esprimere la nostra opinione in maniera pacifica». Quello striscione però disturba qualche cittadino, che avvisa la municipale. «Gli agenti sono venuti a casa mia il giorno di Natale. E mi hanno suggerito - racconta - di togliere le lenzuola. Io ho obiettato che per l'articolo 21 della Costituzione avevo tutto il diritto di lasciarlo. Qualche giorno dopo ho incontrato il sindaco di Camaiore: gli ho spiegato la situazione e mi ha detto che secondo lui non rischiavo nessuna multa, e che in caso i vigili fossero tornati avrei dovuto dir loro di chiamarlo. Non ho fatto in tempo, quando sono tornata a casa c'era già la multa». Dietro lo striscione anche Remo Pagliai, coordinatore Sel a Camaiore. «Vogliamo difendere - dice - la possibilità che ognuno esprima liberamente il proprio pensiero».
Marco Pomella
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