Il Tirreno

Versilia

Traffico di documenti, altri tre arresti

di Donatella Francesconi
Traffico di documenti, altri tre arresti

C’è anche un italiano in carcere nella maxi inchiesta della polizia. Gli stranieri diretti a Londra passavano tutti da Viareggio

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VIAREGGIO. Quando gli agenti del commissariato (sezione anticrimine) le fermano in stazione, il 12 marzo scorso i due cittadini albanesi di 25 e 41 anni, Kastriot Nika e Gazmir Idrizi. avevano in tasca due carte di identità rilasciate dal Comune di Napoli, intestate ad altrettanti italiani, «palesemente false in quanto avente apposta le foto del cittadino albanese». Ieri mattina il giudice per le indagini preliminari, Alessandro Dal Torrione, ha convalidato gli arresti. Non solo quelli dei due albanesi. Perché con loro, sul binario tre della stazione, c’era Vincenzo Minichino, 43 anni, originario di Napoli ma residente a Viareggio. Tutti e tre erano diretti a Nizza, come da biglietto.

L’inchiesta coordinata dal sostituto Procuratore Fabio Origlio è quella che aveva già visto arrestare, nel febbraio scorso, due cittadini romeni e tre albanesi, accusati di «aver commissionato la fabbricazione, fabbricato o comunque formato cinque carte di identità romene in concorso con persone ignote». Secondo l’accusa Vincenzo Minichino era colui che «procurava e consegnava i documenti falsi ai cittadini albanesi» che venivano mandati a Viareggio da Flamour Abazi (ancora in Albania), fratello di uno degli arrestati nei giorni scorsi. Una volta in città il contatto forniva gli stranieri di documento italiano procurandoselo, secondo i riscontri di indagine (intercettazioni comprese) a Napoli dove si recava spesso proprio per questo scopo. E si preoccupava anche di alloggiarli negli alberghi della città che offrissero i prezzi più convenienti. E sono proprio due titolari di altrettanti hotel del centro città che riconoscono, ascoltati dagli agenti, l’italiano che aveva accompagnato dei cittadini albanesi che aveva soggiornato nelle strutture scelte.

Due degli stranieri in questione, controllati dalla Polfer il 27 febbraio scorso, così raccontano nel verbale di sommarie informazioni: non avendo lavoro in patria hanno deciso di emigrare in Inghilterra dove vivono alcuni parenti che avrebbero potuto aiutarli; proprio in albania sono venuti a sapere della possibilità di raggiungere l’Inghilterra usando falsi documenti italiani. Così contattano a Tirana un connazionale consegnandogli 12mila euro (6mila a testa) ed una foto tessera per ciascuno. I due si imbarcano sul traghetto, raggiungono l’Italia, viaggiano fino a Firenze dove vengono contattati da un uomo che apprendono chiamarsi Vincenzo. «Sembrava già conoscersi - racconta agli agenti uno dei stranieri - e solo dopo ho scoperto che aveva le nostre foto». L’italiano, sempre in treno, li porta a Viareggio e li colloca in hotel per una notte. Al mattino (24 febbraio) l’italiano, ancora in treno, li accompagna fino a Vienna dove gli consegna «due carte di identità italiane con le nostre foto sopra» - così il verbale - e li fa salire su un pullman con destinazione Londra per il quale - raccontano i due albanesi - fa loro i biglietti Ma, alla frontiera con la Germania, i due vengono fermati dalla polizia, respinti in Austria con il sequestro dei documenti italiani. A Vienna, quindi, si ricongiungono con il contatto italiano che li riporta a Viareggio, collocandoli in un altro hotel del centro.

Dalle intercettazioni telefoniche emerge che Flamour Abazi, nonostante le cifre incassate dai connazionali per i “viaggi della speranza” con il contatto italiano tirava sul prezzo, lamentandosi che il biglietto del treno con cuccette per Vienna è caro ed insistendo con Minichino perché trovi qualcosa di meno costoso.

Quando la coppia di stranieri viene fermata al confine con la Germania, le telefonate tra Viareggio e l’Albania si fanno roventi. L’italiano, per tranquillizzare l’interlocutore, dice che - così si legge negli atti di indagine - “hanno la fortuna di rifare quella cosa giù a Napoli senza soldi, solamente con 10 euro.

Nel convalidare i tre arresti il giudice Alessandro Dal Torrione scrive: «Necessariamente l’organizzazione di criminali ha dovuto contare su alcuni necessari punti: un contatto in Albania, uno in Italia, il possesso di una buona conoscenza del sottobosco di pregiudicati italiani e non, soggetti da utilizzare come accompagnatori dei clandestini in transito».

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