Il dolore
Negato il prelievo a casa
Disabile accusa un medico: diceva che il servizio è stato tolto
VIAREGGIO. Il medico di famiglia le avrebbe rifiutato il prelievo di sangue a domicilio, servizio previsto per i pazienti disabili. E lei, costretta su una carrozzina perché invalida permanente al 100%, ha dovuto recarsi al distretto dell’ex Tabarracci. Facendo la fila, con tutte le conseguenze del caso.
Protagonista della storia è una giovane portatrice di handicap, che l’ha raccontata al Tirreno (che ne conosce l’identità) chiedendo di non essere citata con nome e cognome.
«Quando il mio medico non mi ha prescritto il prelievo a domicilio, sono rimasta sorpresa - dice - Ho chiesto chiarimenti, ma lui è rimasto sul vago. Dalle sue parole mi sembrava di capire che fosse stato tagliato il servizio. A quel punto ho fatto buon viso a cattivo gioco e mi sono fatta accompagnare da mia sorella al Tabarracci. Lì ho scoperto, mio malgrado, che non c’è precedenza per i disabili. E quindi mi sono fatta la fila, aspettando anche parecchio tempo».
Sull’episodio abbiamo chiesto chiarimenti al direttore generale dell’Asl, Brunero Baldacchini. Che assicura il suo interessamento: «Si è trattato di un errore, il servizio di prelievo a domicilio per i disabili è assolutamente in vigore e va fornito». Certo, viene da chiedersi il motivo per cui il medico abbia deciso di comportarsi così. L’Asl, infatti, rivela che ci sono abusi nella richiesta del prelievo a domicilio - come in ogni servizio sanitario - ma spiega che questo non deve in alcun modo giustificare il rifiuto dell’assistenza a chi ne ha bisogno veramente. (m.t.)
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