Il Tirreno

Versilia

Divorziati e senza lavoro in dieci vivono nell’auto

di Marco Pomella
Divorziati e senza lavoro in dieci vivono nell’auto

L’emergenza sociale nel Comune di Massarosa: crescono i nuovi poveri E per le case popolari ci sono solo tre alloggi a fronte di 145 domande

3 MINUTI DI LETTURA





MASSAROSA. Vivono in auto, roulotte o tende di fortuna. Non sono certo barboni, ma padri di famiglia, divorziati e rimasti senza lavoro nel giro di pochi mesi.

Sono circa 10 i casi seguiti dai servizi sociali di Massarosa. Che si aggiungono ad una situazione, quella dell'emergenza abitativa, sempre più critica.

I nuovi poveri. Dieci casi, in un Comune di poco più di 20 mila abitanti, non sono pochi. Dieci uomini che, perso il lavoro e la moglie, ad oggi vivono chi in auto, chi in tenda, chi in roulotte o camper. «La loro situazione - spiega l’assessore al sociale Simona Barsotti - è critica. Sono piombati all’improvviso nella povertà. E, non avendo un domicilio vero e proprio, sono anche esclusi dai bandi per l'assegnazione degli alloggi popolari».

Emergenza casa. Di alloggi a breve ne saranno assegnati tre. Non tre case nuove - le ultime sono state costruite da Erp quattro anni fa a Piano di Mommio, oltre alle 10 acquistate dalla Fondazione Casa all’ex Sais di Stiava - ma tre alloggi che di recente si sono liberati (vedi box).

Ma tre alloggi, di fronte alla fame di casa che c’è a Massarosa (così come nel resto della Versilia) sono una goccia nel mare.

«Ad oggi - spiega Barsotti - sono 145 le famiglie in lista d’attesa per una casa popolare. La stragrande maggioranza sono italiani. Entro l’estate approveremo il nuovo regolamento urbanistico: lì ci saranno opportune risposte per individuare aree per alloggi residenziali pubblici o a prezzi calmierati».

Le 145 famiglie in attesa, tra l’altro, sono solo la punta dell’iceberg. «Ci sono almeno altrettante famiglie che avrebbero effettivamente bisogno di aiuto, ma che non rientrano nei punteggi del sociale, calibrati su leggi che non rispecchiano più la realtà del Paese».

La crisi si percepisce anche andando a vedere i numeri del conto-affitto. Sono infatti altre 140 le famiglie che ricevono un aiuto da Comune e Regione per pagare la pigione.

«Numeri in aumento negli ultimi anni - spiega Barsotti - anche perché la legge nasconde un trabocchetto. Si tratta di rimborsi di affitti già pagati. Se quindi una famiglia, per un anno, non riesce a pagare l’affitto, non ha più diritto ad alcun aiuto».

Le risposte. Se da una parte, con il nuovo regolamento urbanistico si cercherà di dare una risposta all’emergenza casa, la crisi va affrontata subito e nell'immediato. Ecco perché da due anni a questa parte il Comune ha investito una bella cifra (circa 60mila euro all'anno) per i voucher lavorativi.

«Non diamo elemosine e sussidi, ma offriamo la dignità di un piccolo lavoro in cambio di una retribuzione», spiegano dal municipio. Lo scorso anno 23 persone hanno risposto all’appello, dedicandosi al taglio dell'erba sulle strade e a tanti altri piccolo lavori di manutenzione pubblica.

«Oltre a rinnovare il progetto per il 2013 - dice Barsotti - stiamo studiando una forma di stage formativo presso le aziende, pagato dal Comune, per cittadini rimasti senza lavoro o in cassa integrazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini