Il Tirreno

Versilia

Conto alla rovescia per il ristorante ex Oca Bianca

di Corrado Benzio
Conto alla rovescia per il ristorante ex Oca Bianca

Niccoli e soci puntano all’apertura prima della Pasqua «Qualità al giusto prezzo, sarà un locale anche per i giovani»

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VIAREGGIO. Si chiamerà l’Oca, forse per rompere con il passato. Di sicuro riapre il ristorante più bello di Viareggio, quella che ormai è l’ex Oca Bianca.

I lavori alla fine di via Coppino fervono e i titolari non disperano di aprire nella settimana prima di Pasqua. E’ tutto fatto, a partire dal contratto per arrivare ai grandi lavori. Manca il definitivo nulla osta dell’autorità demaniale, ma a questo punto dovrebbe essere una formalità.

A seguire i lavori, mattina e sera, c’è Stefano Niccoli. Sarà lui, come avevamo anticipato un paio di mesi fa a guidare la baracca insieme a Nicola Dallori. In sala ci sarà anche il figlio di Stefano che continua così la tradizione di famiglia.

I Niccoli sono i fondatori del Montecatini, grande ristorante sul lungomare chiuso negli anni Novanta (e con a lungo la stella Michelin).

Chiuso il locale e ceduto il fondo a Conbipel, Niccoli rilevò dalla famiglia di Romano Franceschini il Puntodivino in via Mazzini. Ora questa terza avventura. Alle spalle di Niccoli c’è una società che si chiama Quellidelloca e ha in panca soci importanti come i Fonio, i Montaresi e altri professionisti viareggini.

Tutti grandissimi appassionati di vino, tutti grandissimi nostalgici degli anni d’oro dell’Oca Bianca targata Marco Garfagnini e ancora prima Fernando Becagli, uno degli uomini che hanno modernizzato la scena gastronomica versiliese a partire dalla fine degli anni Settanta, quando la Versilia era l’avanguardia delle nuove tendenze, dalle grandi cantine ai grandi locali (Patriarca, Romano, Squalo Charlie, Ponte di Sasso antesignano dell’Oca).

«Non ripeteremo la formula dell’Oca Bianca – premette Niccoli – intanto cercheremo di rinnovare arredi e ambienti. Ma soprattutto immaginiamo di aprire il locale ai giovani e a chi vuole stare bene non andando oltre i 40 euro. Insomma un cambio totale di strategia».

Certo dopo Garfagnini c’è stata prima la gestione Tronci (oggi nei guai con la giustizia per le note vicende) e poi il mitico Henri Prosperi, autentica meteora della ristorazione versiliese.

«Voglio ripetere ancora – ci tiene Niccoli – che vogliamo fare qualità ma ai prezzi che sono possibili oggi. Questo deve essere chiaro perché abbiamo necessità, prendendo un locale che aveva una certa fama anche di lusso, di far capire a tutti quale sarà la nostra filosofia, ma soprattutto quale sarà la proposta».

In tempi perigliosi come questi è importante far capire bene il target di un locale. Soprattutto se si prende in mano quella che era veramente una corazzata della ristorazione versiliese. Fra i tanti meriti di Marco Garfagnini avere ottenuto la stella Michelin con lo chef Marco Breschi, ma anche avere inventato – tra i primi in Italia – la champagneria, con tanto di importazione diretta dello spumante acquistato da piccoli produttori, evitando i soliti grandi nomi.

Era talmente famosa e importante l’Oca Bianca che un grande letterato italiano, Cesare Garboli, vi si scagliò contro perché a suo dire, faceva una cucina troppo francese che imbastardiva la tradizione locale.Con l’accortezza, da parte dell’allora presidente del premio Viareggio, di tradurre l’insegna che nel suo scritto era diventata Le canard blanc. Che poi era un modo non tanto per proteggersi, quanto per rafforzare l’accusa di francesizzazione. E certo che quando Garfagnini offriva il foie gras accompagnato da un bicchiere di Sauternes, celebre vino dolce francese, sembrava di stare più nella Landes che in Italia. Con un locale che era già un’eccezione per le nostre tradizioni, perché il trovarsi al primo piano per i nostri stili è cosa particolare.

Niccoli non svela che tipo di cucina proporrà. Ma nei suoi locali non si è mai osato troppo, restando sulla tradizione di terra e di mare, anche se al Montecatini di trent’anni fa uno dei piatti di punta era la Chateaubriand in salsa bearnese, simbolo della Francia in tavola.

Ma l’Oca potrebbe essere solo la prima di una serie di interessanti aperture nel mondo della ristorazione in Versilia.

Intanto sulla piazza c’è il Puntodivino che Niccoli ha testè lasciato.

Ora è sul mercato. Qualche imprenditore del settore si è fatto avanti, fra cui un ristoratore pisano intenzionato a sbarcare in Versilia, quasi a tutti i costi.

Nei prossimi giorni, poi, riapre – tutto rinnovato – Filippo in via Stagio Stagi a Pietrasanta.

L’inverno è stato terribile per la ristorazione (ma Viareggio si è salvata grazie al sole di carnevale). Lo sanno tutti. Si spera che la Pasqua anticipata aiuti un settore da sempre simbolo della nostra terra.

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