Gioco
Picchiato e rapinato in casa «Mi urlavano “ti ammazziamo”»
Notte di terrore per il titolare del bar tabacchi “Spuntini” sulla via Sarzanese a Bozzano I banditi hanno rovistato dappertutto minacciandolo con un cacciavite, poi sono fuggiti con 7mila euro
MASSAROSA. «Uno mi teneva fermo e l’altro cercava i soldi...Era gente davvero decisa a tutto. È stato terribile...». Una notte di terrore, quella trascorsa in balia dei banditi da Loris Bianchi, 63 anni, titolare dell’omonimo bar-tabacchi sulla Sarzanese, a Bozzano. Un locale storico: «Siamo qui da settant’anni», racconta il titolare di quello che è conosciuto come il “bar Dante”, dal nome del fondatore, o “bar spuntini”. Gestito prima da Dante Bianchi e poi dalla moglie, insieme al figlio Loris.
Il giorno dopo la rapina, in mezzo al via vai di carabinieri in cerca di una traccia lasciata dai rapinatori, Bianchi è sconvolto. Quando, sabato notte, il commerciante - appena salito dal bar che si trova sotto l’abitazione - realizza che in casa non è solo, ormai si è già spogliato: «Ero appena uscito dal bagno...», ricorda.
I due banditi non gli risparmiano niente. «Mi hanno schiaffeggiato, ripetutamente», prosegue il ricordo dell’incubo. Vogliono sapere dove sono i soldi contanti, è l’unica cosa che interessa i malviventi dall’accento dell’Est Europa (ma a simulare una cadenza piuttosto che un’altra non ci vuole poi molto).
«Uno mi teneva fermo - così Bianchi ricostruisce i momenti di terrore vissuti - e l’altro rovistava». Puntato addosso all’uomo c’è un grosso cacciavite. Fare resistenza, cercare di ribellarsi, non ha senso: «Cosa potevo fare? - continua la vittima dei rapinatori -. Avevo indosso solo la biancheria, loro erano in due, armati, completamente irriconoscibili pronti a tutto, gente senza scrupoli...».
«I soldi, dacci i soldi». I banditi costringono Bianchi ad entrare e uscire da tutte le stanze della casa. Vogliono il contante: «Mi minacciavano che se non avessi consegnato il denaro non avrebbero avuto scrupoli di sorta e mi avrebbero ucciso». Nemmeno il bar viene risparmiato. Rovistano ovunque, buttano a terra quello che trovano, ma non prendono niente. Alla fine mettono le mani su quello che cercano: 7mila euro, l’incasso della settimana. «Sì, me l’hanno trovato...», dice il commerciante lasciando capire di aver provato in qualche modo ad evitare che accadesse.
«È sicuramente gente che mi ha controllato per alcuni giorni»: questa la convinzione di Loris Bianchi, sotto choc per quanto subito. Quando i due banditi se ne vanno, soddisfatti del bottino, chiudono il commerciante in camera, dopo avergli tolto il telefono. «Per fortuna - prosegue il racconto - ho avuto la possibilità di far telefonare ai carabinieri».
I militari hanno appurato che i rapinatori sono entrati dal retro, utilizzando una scala. Nessuno ha visto o sentito niente. Ed il commerciante, una volta chiuso il bar, non avrebbe potuto insospettirsi. Ieri pomeriggio gli uomini dell’Arma hanno lavorato a lungo, utilizzando anche strumentazione ultimo modello, per ricostruire ogni minimo dettaglio e cercare impronte che i banditi potrebbero aver lasciato.
«Oggi (ieri per chi legge, ndr) ho tenuto chiuso il bar», prosegue sconsolato Bianchi: «Poi si vedrà». Anche perché non è la prima volta che la stessa persona subisce assalti simili: «Una volta mi sono entrati nella vetrina del bar con un’auto, spaccando tutto per compiere un furto. Un’altra, invece, sono stato minacciato con una pistola».
Per la “spaccata” - una delle tante messe a segno nel 2004 - finirà con 16 arresti (la banda dell’ariete, così li avevano soprannominati), per lo più tutti cittadini albanesi, che operavano nella piana pistoiese ed in Valdinievole e rubavano per acquistare la droga da spacciare.
Ma non sono solo questi due episodi, ed il terzo appena subito, da contare ai danni di Bianchi e del suo bar: «In tutto saranno state cinque o sei le volte che mi hanno derubato o rapinato».
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