Il Tirreno

Versilia

Il Foro perde un principe Addio ad Antongiovanni

di Gabriele Dini

L’avvocato penalista si è spento a Lido dopo una malattia: aveva 75 anni La sua carriera decollò a metà anni settanta col processo seguito al caso Lavorini

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VIAREGGIO. Un gagliardetto della sua squadra del cuore, il mitico Torino. E la toga che lo ha accompagnato in quasi 50 anni di carriera durante tante battaglie combattute nei tribunali. La figlia Sabrina ha voluto salutare così, lasciandogli due oggetti dall’alto valore simbolico e affettivo, il padre Carlo Alberto Antongiovanni, il grande avvocato penalista deceduto nella nottata di ieri a 75 anni a Lido di Camaiore dopo una lunga malattia. Per tutto il giorno ieri i telefoni dei familiari e dei colleghi di studio di Antongiovanni in via Pisani al Marco Polo hanno squillato senza interruzione: centinaia di persone che hanno conosciuto l’avvocato e uomo politico durante questi anni hanno voluto rendere il loro omaggio in questo momento di dolore e sconforto. Nella sua carriera molti i processi che lo hanno visto protagonista, partendo dal quello seguito al caso che a fine anni’60 scosse la città di viareggio, il delitto Lavorini.

Antongiovanni in quell’occasione - si era alla metà degli anni’70 - difese Pietrino Vangioni, uno degli accusati del rapimento e della morte del giovane ritrovato senza vita sulla spiaggia di Vecchiano.

Negli ultimi tempi Antongiovanni aveva avuto altri importanti incarichi per l’omicidio di Rajmonda Zefi (uccisa dal marito a Stiava)) e poi per il processo per favoreggiamento dei tre carabinieri per l’omicidio Romanini.

«Ho iniziato a lavorare con lui a metà degli anni’70 - racconta trattenendo a fatica le lacrime l’avvocato Giacomo Ciardelli - è sempre stato una guida e grande amico e una persona stimatissima da tutti i colleghi del Foro. Perdiamo un grande amico e un compagno di belle cene e viaggi»

Da tempo Antongiovanni era ammalato e nella notte tra giovedì e venerdì è spirato nel sonno. Poche settimane fa si era sentito male allo stadio durante una partita di serie A tra Catania e Genoa. Poi il ricovero in ospedale, la sospensione delle udienze e il tentativo di contrastare la malattia che avanzava.

Chi lo ha visto negli ultimi giorni a casa e poi a Villa Alfieri (dove era stato nuovamente ricoverato e dove il suo cuore battagliero e ultimamente un po’ troppo bizzoso ha cessato di combattere) lo ha descritto come molto sofferente ma sereno, sempre pronto a ricordare episodi avvenuti nelle aule dei tribunali, durante le discussioni politiche, oppure negli stadi dove svolgeva il compito di sostituto procuratore federale per conto della Figc.

Due giorni prima della scomparsa ha guardato per un ultima volta le partite di calcio in tv. Poi si è addormentato e se ne è andato mentre dormiva lasciando la moglie Lucia, sposata all’inizio degli anni’70, e la figlia Sabrina, che ha seguito le orme paterne intraprendendo la carriera legale.

Una personalità straripante come quella di Antongiovanni non poteva limitarsi a una seppur importantissima carriera legale.

L’avvocato ha infatti prestato il suo multiforme ingegno anche alla politica, all’inizio avvicinandosi alla Dc, e poi facendosi eleggere nel partito repubblicano e diventando assessore provinciale e anche - per ben 5 anni - assessore alle finanze del comune di Camaiore nella giunta guidata da Carla Dati. Molte anche le cariche prestigiose ricoperte negli anni come quella di presidente dell’ospedale di Camaiore.

«Una volta - ricorda Ciardelli ritrovando per un attimo il sorriso - ha anche partecipato alla Viareggio-Bastia-Viareggio di nautica, non vinse ma si fece valere».

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