Addio alla Teresona, vestì generazioni di fortemarmini
FORTE DEI MARMI. Quando c’era una Forte dei Marmi che gravitava ancora sul mercato del pesce in piazza Garibaldi, che andava a bere un bicchieretto al Barco Mario, che andava a comprare il pane...
FORTE DEI MARMI. Quando c’era una Forte dei Marmi che gravitava ancora sul mercato del pesce in piazza Garibaldi, che andava a bere un bicchieretto al Barco Mario, che andava a comprare il pane dalla No’ in via Montauti, dove le focaccine di Pietro erano già ambizioso trofeo dei villeggianti, proprio lì nel cuore del vecchio paese c’era anche il negozio della Teresona. Un grande emporio con tanta roba appesa ovunque, dal sapore e dall’odore che davano i vestiti nuovi, con il suo bancone stracarico di abiti che non aveva eguali né al mercato giornaliero davanti alle Poste né a quello del mercoledì mattina in piazza Marconi, dove pure non mancavano i venditori di abbigliamento. Chi ha passato gli anta lì ha di sicuro comprato i suoi primi jeans, che si chiamavano Rifle e Roy Roger ad echeggiare mitiche avventure del selvaggio west, ma lì si compravano pure i giubbotti e anche le tute blu (oggetto del tutto alieno alla Forte di plastica odierna), come quelle che Vittò il Cardini e i suoi uomini, lì a due passi, in via Stagi, sfoggiavano per riparare i motori delle barche. Un negozio, quello della Teresona, che, va detto, era già un mito quando era ancora aperto, e che dal 1953 al 1989 ha segnato una stagione bella e appassionata del commercio paesano: e la Teresa Simi, scomparsa ieri all’età di 88 anni ne era la protagonista assoluta, col suo fare gioviale, aperto, e dal sapore e la confidenza dimenticati.
“Dalla Teresona”, così tutto chiamavano il suo negozio di abbigliamento, Teresa ha vestito generazioni di fortemarmini e non solo, conducendo per tanti anni un’attività commerciale diventata punto di riferimento dei numerosi giovani che da lei trovavano i jeans delle più note marche, i giubbotti più in voga e un abbigliamento casual, sempre più amato dai giovanissimi. Poi il ritiro dalle scene giusto in concomitanza con quel mutar pelle che in poche stagioni cambierà il volto del Forte, portandolo all’aspetto attuale.
«È un'altra tessera del mosaico della nostra storia paesana che se ne va – ha dichiarato il sindaco Buratti - quella delle botteghe e delle attività del Forte condotte a gestione familiare, che affondavano le radici in un tempo dove c’era più spazio per i rapporti personali e le amicizie. Alla famiglia Simi Dazzini le più sentite condoglianze personali, quelle del Comune e dei fortemarmini che hanno l’hanno conosciuta».
Franco A. Calotti
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