Il Tirreno

Versilia

Io, giurato dei carri e le tre regole che non ho rispettato

di Fabrizio Brancoli
Io, giurato dei carri e le tre regole che non ho rispettato

Uno dei giudici racconta il suo mese speciale fra schede voto, riti e suggerimenti (non richiesti)

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Primo: non chiedere pareri, ti condizioneranno. Secondo: sii oggettivo. Terzo: non prenderla troppo sul serio. Tre regole, mi ero dato. E non ne ho seguita neppure una.

Sono diventato giurato del Carnevale di Viareggio la mattina del 3 febbraio . nel Palazzo delle Muse, dopo aver parcheggiato dietro San Paolino. Venivo dagli hangar della Cittadella, dove avevo visto le prime uscite e già ero contrariato nei confronti di un carro (per ora non lo svelo ma dopo sì). Lì, ogni anno, incontro Roberto Paglianti e si consuma un nostro rito. Lui mi prende per un braccio, mi chiama da parte e mi dice: «Ascolta. Te lo dico io chi vince, l'ho già capito». Quindi la prima delle tre regole l'avevo già tradita.

Ma come si fa a non parlare dei carri? È la parte più divertente del Carnevale, per me vale quanto guardarli. Ed è il vincolo con il quale Viareggio mi tiene stretto a sé, anche ora che non lavoro qui tutti i giorni. Il carro è troppo pieno, è troppo vuoto, ha poca cartapesta, non ha le musiche tradizionali, ha i mascheroni uguali a tre anni fa, cita un altro carrista, i movimenti non convincono, è troppo allegro, è troppo triste, manca la satira, è banale, è troppo originale… come si fa a non parlarne? Così mi sono lasciato prendere per un braccio dal Paglianti e via via da tutti gli altri: i miei amici di Viareggio, certo, ma anche gli sconosciuti in un bar, gli spettatori del corso, i colleghi sui giornali o alla tv, i commenti su Twitter, i video e le foto. Un bombardamento di involontari condizionamenti, diffuso, incessante; ma talmente anarchico e divergente da giustificare (o punire!) ogni scelta. Così, alla fine sono stato libero.

«Io questo non lo conosco. Ecco un altro giurato che non ci capisce niente». Tanto lo so che l'avete pensato. E anche nel Palazzo delle Muse, quella mattina, mi hanno squadrato con quella che mi è parsa una cortese diffidenza. Poi mi hanno dato una grande busta. Dentro c'erano le schede, i bozzetti, il regolamento e alcuni biglietti omaggio. Questi ultimi li ho distribuiti a caso, agli ingressi dei corsi, con un solo criterio: li ho dati ai babbi che tenevano sulle spalle bambini piccoli, per far loro vedere i carri, da dietro gli steccati. L’ultimo è stato un centroamericano, con la figlia vestita da orsetta, tutta rossa. Erano solo regali, non mi sono tolto niente. Però credo che come giurato sia stata la mia mossa migliore.

Sono stato diligente: ho preso appunti, ho fatto scarabocchi, ho cambiato idea quarantamila volte, ho studiato i video su YouTube. Se cercavate un esperto, mi dicevo mentre camminavo in Passeggiata tra un fisarmonicista gigante e un pollo poco gigante, avete sbagliato persona: io non me ne intendo. Non conosco i segreti della modellatura, non ricordo gli albi d’oro, ho visto lavorare i maestri negli hangar solo per poco; e nella mia vita sono stato dentro un carro solo due volte (che emozione). In compenso, se cercate uno appassionato, uno per il quale il Carnevale di Viareggio è davvero un'icona, ecco, io sono quello giusto. Io il Carnevale l'aspetto ogni anno, in gloria. È il clou del mio calendario personale e il periodo in cui sorrido di più: chi mi conosce lo sa. Se ci fosse un esame per la patente da carnevalaro, forse non lo passerei ma sicuramente andrei a sostenerlo. Ho preso diversi coriandoli in faccia, da bambino e da adulto. E so ancora stupirmi, ogni volta.

Risultato finale: spero di aver salvato la faccia, perché sul “mio” podio ci ho messo quelli che poi sono risultati i primi tre, anche se non nell'ordine. Probabilmente non ho apprezzato il Minotauro quanto dovevo: eppure tanti mi avevano detto che era bellissimo. Racconta le paure europee e il declino dei miti, con grandi suggestioni. Breschi lo farei vincere tutti gli anni anche solo per simpatia: si vede che è uno che non si risparmia, che onora il Carnevale come un dio pagano, che acquisisce profondità. E il suo kolossal automobilistico mi ha impressionato. Ma alla fine ho dato il primo posto ai Bonetti. È proprio il carro che mi aveva fatto arrabbiare quel 3 febbraio: perché questi Bonetti, al debutto, sono spesso sfortunati, o incompleti, mai a punto. Però le arpie per me sono belle e terribili. I colori dei tentacoli sinuosi, soprattutto; e quei grandi volti freddi e perfetti. Nelle scene notturne mi hanno stregato. Così ho cancellato diversi appunti, ho scritto e riscritto i miei verdetti, fino a premiare un carro imperfetto ma che mi aveva emozionato. Lo so che il mio non è un giudizio tecnico: si affida a coordinate e parametri meno concreti. Però sono gli stessi criteri con i quali scegliamo un film, una canzone, un libro, un viaggio. Principi non oggettivi. Ma sinceri.

Nelle mascherate isolate ho premiato la rana pescatrice di Francesconi per il richiamo al molo e i bei colori. Poi i Tirati di Pucci, che mi pare un mini-carro per concezione e scelte sceniche. Infine la Campagna elettorale di Valentina Galli.

Ho seguito ogni corso. Venerdì mi sono diretto a Viareggio, ho mangiato una carbonara di mare e poi ho consegnato le schede in busta chiusa e firmata al signor notaio in via Cavallotti. Praticamente nessuno dei miei amici è stato d'accordo con i miei giudizi. Credo che questa parzialità, tipica delle espressioni d'arte, sia il bello della storia.

È stata una responsabilità e da giurato non sono riuscito a "immergermi" nel Carnevale con la beata inconsapevolezza, da animo spensierato. Però è stato fantastico. Mi sono sentito un agente segreto tra carri e maschere, un uomo invisibile, fly-on-the-wall come dicono gli americani (gli americani, si sa, sono forti). C’è una parola che riassume quello che ho provato: è stato un onore.

Domenica verso le sette di sera è finito tutto. Non sopporto quel momento. Come ogni anno, mi sono incamminato sulla Passeggiata, verso il molo e oltre, lasciandomi alle spalle i fuochi d'artificio: preferisco vederli da lontano, tra i velieri. Si specchiano sull'acqua delle darsene e colorano tutto.

È lo spettacolo di un addio, ma anche la promessa di un ritorno. E - parola di giurato - al prossimo Carnevale manca solo un anno.

@fbrancoli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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