Sicurezza
Boato nella notte: distrutta la Lampara
Le fiamme hanno divorato il ristorante, una delle prime trattorie lungo viale Europa. La polizia non esclude il dolo
TORRE DEL LAGO. Il boato, nella notte, sveglia la frazione. La notizia va più veloce delle fiamme: brucia la “Lampara”, ristorante della Marina, forse il primo a trasformarsi da “baracca” a locale vero e proprio. Mangiato dalle fiamme. Anzi, esploso. Perché prima del fuoco c’è stato il botto, che ha sparso tutto intorno i pezzi del locale. Un attimo prima c’era il ristorante, chiuso lunedì sera. Un attimo dopo solo il rogo, altissimo, continuo. Che ha impegnato numerose squadre dei vigili del fuoco. Allertate dopo che da un camper, nel quale dorme una famiglia parcheggiata nello spazio vuoto a fianco del locale, era stato dato l’allarme alle forze dell’ordine. Se ci fosse stato solo un po’ di Libeccio la pineta alle spalle dei locali della Marina non si sarebbe salvata dalla distruzione. «Il fuoco sarebbe arrivato fino a Torre del lago», commentavano ieri mattina tanti passanti.
«Non ho più niente»: gli occhi segnati dal pianto parla così Cristina Trogi, 45 anni, mentre - a giorno fatto - guarda il locale che non c’è più. «Chiederò ai colleghi di farmi lavorare un po’...non ho altra strada...». Cristina, madre di un ragazzo di 16 anni, vive del proprio lavoro. La “Lampara” ereditata dai genitori è tutto per lei. Certo, le cose non andavano benissimo sulla Marina abbandonata dalle istituzioni tutte. «Ma domenica avevamo lavorato e avevo prenotazioni anche per questa domenica, mentre in tanti avevano prenotato per Pasqua». Con questa eredità Cristina Trogi si apprestava ad incontrare, la prossima settimana, chi era interessato a rilevare l’affitto del locale. Un’operazione che la donna aveva in mente già da qualche anno e che finalmente si sarebbe concretizzata. Sentita dalla polizia che indaga sul rogo, Trogi ha dichiarato a verbale di non avere mai ricevuto minacce di alcun tipo. Come ha raccontato ai colleghi preoccupati per il suo futuro, ma anche in allarme per un’eventuale azione malavitosa nella zona.
Sul posto, ieri mattina, hanno lavorato i vigili del fuoco e gli agenti della polizia scientifica. L’area è stata sequestrata su disposizione della Procura (sostituto procuratore Sara Polino) alla quale anche il commissariato ha chiesto l’autorizzazione alle indagini. Da affiancare al lavoro dei vigili del fuoco che hanno cercato, al momento senza trovarne traccia, eventuali inneschi che possano far pensare ad un’azione dolosa.
Questo non significa che si possa escludere che dietro l’incendio non ci sia la mano dell’uomo. «Il dubbio del dolo c’è», spiegava nel tardo pomeriggio di ieri Rosaria Gallucci, dirigente del commissariato.
In alternativa, tra le ipotesi, quella della fuga di gas. La Marina è dotata di metano, che per sua natura tende a salire. Ecco perché le cucine dei locali sono obbligatoriamente dotate di bocchette di sfiato, così da evitare che i locali si saturino in caso di un’eventuale fuoriuscita di gas. Inoltre, le strutture in legno non sono certo “sigillate” come un palazzo in cemento armato.
Sul retro della “Lampara” sono state ritrovate anche delle bombole di gas per uso domestico che, però, «non sono state interessate nè dallo scoppio nè dall’incendio - spiega ancora Rosaria Gallucci - perché protette da un muretto».
Le indagini si concentreranno anche su eventuali immagini di una delle telecamere sulla Marina.
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