Il Tirreno

Versilia

«Sì, Romanini ci ha minacciati»

di Matteo Tuccini
«Sì, Romanini ci ha minacciati»

I testimoni ascoltati dagli inquirenti confermano le accuse. Il legale dell’imprenditore: episodi vecchi

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CAMAIORE. «Sì, siamo stati minacciati da Roberto Romanini». Le otto ore di camera di consiglio nel tribunale di Firenze segnano un punto a favore dell’accusa: almeno due dei quattro testimoni ascoltati ieri dagli inquirenti avrebbero confermato di aver subìto pressioni violente dal 63enne imprenditore camaiorese, arrestato e portato in carcere l’8 febbraio scorso con l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione ai danni dell’ex socio, l’imprenditore italo-finlandese Loreno Dalla Valle.

Romanini, inoltre, è accusato di minacce e calunnie. Ieri era presente in aula: ha ascoltato senza parlare, del resto non poteva farlo. Poi è stato riportato a San Giorgio.

«Salutami tua moglie e i figli». L’appuntamento di ieri, tecnicamente, era un incidente probatorio: il giudice per le indagini preliminari, infatti, ha deciso così per evitare che i testimoni ritrattassero la loro versione in un momento successivo, magari per paura. I quattro testimoni sono Saverio Staffettoni e la moglie Silvia Ronchieri di Gravellona Toce, in Piemonte, e i versiliesi Pio Moriconi e Marco Elisacci. Si tratta di agenti di commercio e rappresentanti che hanno lavorato anni addietro con Romanini, quando era socio di maggioranza della Versilfungo. E che oggi sono in affari con l’imprenditore Dalla Valle. L’inchiesta che ha portato, infatti, all’arresto di Romanini riguarda proprio i rapporti tra lui l’ex socio italo-finlandese. L’imprenditore, già indagato per l’omicidio del cugino Stefano assieme ad altre tre persone, è accusato di aver sequestrato e torturato nel 2006 Dalla Valle per un’ora, allo scopo di fargli firmare un contratto capestro per ottenere l’esclusiva sul mercato scandinavo dei funghi. Nel contratto, inoltre, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Firenze - titolare dell’indagine - c’era l’impegno di Dalla Valle a versare 3 milioni e mezzo di euro all’ex socio in affari. Su questa storia, tra l’altro, è aperto un procedimento penale in tribunale a Viareggio, dove Romanini accusa a sua volta Dalla Valle di non avergli dato quanto gli spettava. Comunque, nel corso dell’udienza almeno due dei testimoni avrebbero riferito di minacce fatte nel 2006 a loro e alle famiglie, se non avessero testimoniato a favore dell’ex patron della Versilfungo. Società con cui - lo ribadiamo per l’ennesima volta - Roberto Romanini non ha nulla a che vedere da tempo.

«Episodi vecchi». Secondo l’avvocato Maurizio Tonnarelli, difensore di Romanini, «si tratta di episodi vecchi, risalenti a 7 anni fa. E comunque loro stessi spiegano di non vedere il mio cliente da 2 o 3 anni». Sul contenuto di queste minacce, l’avvocato Tonnarelli sostiene che «le parole riferite dai testimoni interrogati dal sostituto procuratore fiorentino Ettore Squillace Greco si possono interpretare in maniera ambigua. Le frasi vanno dal “Devi difendermi a tutti i costi”, al “Siamo tutti sulla stessa barca”. Fino al “Salutami tua moglie e i tuoi figli”. Frasi che possono essere interpretate in modi diversi». Non così la pensano gli inquirenti, titolare dell’inchiesta condotta sul campo dalla squadra mobile della questura di Lucca. I quali erano e restano convinti di aver stretto il cerchio intorno a Romanini, facendolo traballare anche a proposito dell’altra accusa, più pesante, a suo carico: essere stato il mandante dell’omicidio del cugino nel febbraio 2011.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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