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Rifondazione divisa e senza un segretario

Rifondazione divisa e senza un segretario

VIAREGGIO. Una riunione dei due circolo insieme “Caracol” e “Manfredini” da tenersi, possibilmente, «alla presenza del candidato sindaco del centrosinistra, Leonardo Betti». Mario Navari, segretario...

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VIAREGGIO. Una riunione dei due circolo insieme “Caracol” e “Manfredini” da tenersi, possibilmente, «alla presenza del candidato sindaco del centrosinistra, Leonardo Betti». Mario Navari, segretario della Federazione versiliese di Rifondazione, l’ha buttata lì nella riunione di ieri sera alla quale ha partecipato il segretario regionale Stefano Cristiano. Riunione che si è resa necessaria dopo le dimissioni, a sorpresa, di Roberto Rossetti, segretario del circolo “Manfredini”. «Care compagne e cari compagni -scrive Rossetti in una lunga lettera - vi prego di credere come la decisione non sia stata assolutamente semplice». Vent’anni di tessera di Rifondazione portano Rossetti all’amara considerazione che «il partito in questi anni non ha investito su se stesso, sulle sue strutture; non ha puntato sulla sua organizzazione e non ha creato un gruppo compatto di compagni e compagne che lavorassero uniti verso medesimi obiettivi riducendo se stesso ad un insieme disorganico ed eterogeneo di individui spesso con finalità anche confliggenti». Alla scelta sofferta, però, ha portato più di qualsiasi altra cosa «l'andamento della situazione a livello locale». Situazione che si traduce nello scontro tra i due circoli di Rifondazione: il “Caracol”, contrario all’alleanza elettorale col Pd, tanto da votare il no; il “Manfredini” favorevole con votazione le cui modalità sono state contestate dal circolo “Caracol” ed il risultato è stata la sospensione dal partito, per sei mesi, di Michelangelo Di Beo che di “Caracol” è uno dei principali esponenti. Oltre che segretario eletto dopo la “scomunica”. «Un conflitto - scrive Rossetti - portato avanti in maniera plateale sui giornali e pubblicamente con offese ripetute. Ma capite bene che non può ridursi a questo l'attività politica e soprattutto questo modo di fare non corrisponde per niente al mio modo di concepire la militanza politica in un partito. Purtroppo non fa parte del mio modo di stare in un partito quello di fare pubbliche polemiche fra circoli. Mentre altri provano una passione insana per queste ridicole schermaglie, personalmente non ho più voglia di partecipare direttamente o indirettamente a questo stillicidio pubblico. Ci pensino altri. Io ho veramente esaurito la voglia di confrontarmi e di battibeccare con chi presenta forti limiti di comprensione ai quali sopperisce con insulti e calunnie».

Navari tenta la mediazione: «Verifichiamo il programma, invece di fare referendum pro o contro il Pd. Si può decidere anche di andare alle elezioni da soli, ma un confronto sul programma è indispensabile». Alla fine, poi - avverte Navari - «il partito è uno. Prenderà una decisione e la sosterrà unito». (d.f.)

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