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Versilia

LE INTERCETTAZIONI AGLI ATTI

Le vittime terrorizzate al telefono

Le vittime terrorizzate al telefono

«Ma questi sono scemi, dove li andiamo a prendere questi soldi?»

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VIAREGGIO. «Questi sono periodi critici che non sappiamo neanche come portare le palle a casa stasera...». È il 5 novembre 2010 e Stefano Di Ronza, l’imprenditore edile che abita a Massa arrestato giovedì nell’ambito dell’inchiesta sull’infiltrazione a Viareggio e Torre del Lago del clan dei casalesi, parla al telefono, intercettato, con il cognato di Maurizio Di Puorto: «Abbiamo iniziato un’altra volta da capo...sono venuti stamattina certi insieme a tuo cognato da giù...per cortesia, per favore, il compare manda tanti saluti, vedete che potete fare!». Di Ronza (che prima del 2010 aveva alle proprie dipendenze anche Salvatore Mundo, referente in Versilia della famiglia Russo) è di nuovo sotto estorsione. Verso sera l’imprenditore ottiene un appuntamento con Di Puorto per il giorno dopo e ancora al telefono commenta, amareggiato: «Non è giusto, comunque...». L’11 novembre Di Ronza, ancora al telefono, racconta «di aver dormito a Carrara in ufficio, non a casa». A dimostrazione - si legge nell’ordinanza del gip di Napoli - «della carica intimidatrice ricevuta dall’incontro con i casalesi».

Ma il 25 novembre è Di Ronza a telefonare ad uno dei suoi soci: «Hanno telefonato ed ha detto che devi cercare di fare lo stesso preventivo (termine usato per tangente, secondo Procura e gip, ndr) mio...io gli ho detto che provavo a dirtelo...ha detto “se no fa brutta figura”...gli ho detto: “Guarda, ma se non può non può...i prezzi ormai sono quelli, hai capito o no?».

Tra i personaggi citati nell’ordinanza del gip Tullio Morello, compare anche un albergatore viareggino, che viene definito «amico di Francesco Martino», uno degli arrestati in Campania giovedì nell’ambito dell’inchiesta, che faceva la spola tra Viareggio e Gricignano per portare le tangenti.

Il 26 novembre Di Ronza è nuovamente al telefono, ma questa volta nei panni di intermediario affinché un altro imprenditore paghi la tangente: «La vogliono da cinque, hai capito? ». La risposta è immediata: «Ma questi sono scemi, ma dove li dobbiamo prendere questi soldi! Ma questi stanno a scherzare o stanno a fare veramente? Questa è una cosa fuori dal normale...».

Gli incontri tra estorsori e imprenditori avvenivano spesso al Marco Polo, come si legge nell’ordinanza del gip, o sul lungomare.

Tra le imputazioni contestate a Di Ronza anche un’estorsione aggravata ancora ai danni di due imprenditori. Il 27 dicembre 2009, ancora in un’intercettazione telefonica, Di Ronza parla con Pietro Tessitore (anche lui tra gli arrestati). La questione è una tangente non versata. Del “colpevole” Di Ronza dice: «Questo è proprio un pezzo di merda...ma nessuno che la fa una paliata (bastonatura pesante, ndr)».

Nelle carte dell’inchiesta questo è il clima, raccontato telefonata dopo telefonata, nel quale venivano perpetrate le estorsioni dei casalesi arrestati ai danni degli imprenditori edili loro conterranei.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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