Il Tirreno

Versilia

Così il clan del “padrino” ha messo radici

di Donatella Francesconi
Così il clan del “padrino” ha messo radici

Per gli inquirenti quella stabilita in Versilia sarebbe stata una vera e propria «cellula operativa dei Casalesi»

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VIAREGGIO. Non una presenza casuale, e neppure un retaggio della storica presenza di appartenenti alla malavita inviati al confino in terra di Versilia. Ma precisi interessi da curare per uno dei clan camorristici più potenti: quello legato a Giuseppe Russo, detto "o' padrino", detenuto ormai da una decina d'anni. Strettamente collegato con la famiglia, quella di Francesco, detto "Sandokan" che tutta l'Italia ha conosciuto nelle pagine di "Gomorra". Così l’inchiesta della Procura distrettuale antimafia di Napoli, in rapporto diretto con quella di Firenze, ricostruisce presenza e ruolo a Viareggio di alcuni degli otto arrestati nel blitz di giovedì, all’alba. L'attività di indagine effettuata porta il pm di Napoli, Cesare Sirignano, a parlare di una vera e propria «cellula operativa del clan dei casalesi stabilmente operante in Versilia».

Altre due, in Campania, le famiglie camorriste che spartivano il territorio con i Russo e gli Schiavone: gli Autiero ed i Lucariello, definite nelle indagini «legate agli Schiavone e dedite alle più svariate attività criminose». Uno dei collaboratori di giustizia ascoltati dagli inquirenti racconta che fino all'arresto di Giuseppe Russo «i due gruppi Russo e Lucariello operavano in perfetta sintonia sempre sotto l'ala della famiglia Schiavone. In quegli anni, dalla fine del 1993 al 1995, le attività criminose realizzate da entrambe le famiglie erano prevalentemente estorsive nei confronti di imprenditori in genere ed in particolare di quello che in quel periodo edificavano». Alla famiglia Lucariello appartengono Maria Grazia (titolare del negozio di latticini al Marco Polo, arrestata giovedì), il fratello Orlando (arrestato nel 2008) ed il marito Salvatore Mundo. Un collaboratore di giustizia - si legge nell’ordinanza del gip del Tribunale di Napoli, Tullio Morello - aggiunge un tassello importante sul ruolo della coppia Lucariello-Mundo (difesa dall’avvocato Cristiano Baroni e sottoposta ad interrogatorio di garanzia oggi a Sollicciano) quando afferma di «avere appreso da Massimo Russo, nel 2007, che il Mundo e la Lucariello si erano spostati a Viareggio per gestire in quella zona gli interessi della famiglia Russo».

Della sorella Maria Grazia, Orlando Lucariello racconta ai magistrati che la stessa «si occupò delle estorsioni a Gricignano e riceveva uno stipendio per tale funzione di capozona in quanto era pienamente inserita nel gruppo ed aveva acquisito una sua credibilità camorristica». Mentre un altro collaboratore di giustizia attribuisce alla donna il ruolo di colei che «raccoglieva i soldi delle estorsioni e li portava a Casale, trattenendo le somme per gli stipendi». Il ruolo di Maria Grazia Lucariello aumenta, nel tempo, fino al punto che in un'intercettazione del 2009 della donna si parla come «il vero capo della camorra», mentre nel dicembre 2010 i fratelli Francesco e Giuliano Martino, di Maria Grazia dicono: «Lei è meglio del marito perché va di petto diretto in faccia alla gente». Tra le accuse a carico dei coniugi anche quella relativa alla detenzione e porto in concorso tra loro di un mitra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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