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Versilia

Le indagini

Armi puntate alla tempia per minacciare i rivali

Armi puntate alla tempia per minacciare i rivali

VIAREGGIO. «L’ha fatto inginocchiare a terra e gli ha puntato la pistola alla tempia, aveva fatto la faccia come il muro, bianco bianco...». Questa scena, come emerge dagli atti della procura di...

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VIAREGGIO. «L’ha fatto inginocchiare a terra e gli ha puntato la pistola alla tempia, aveva fatto la faccia come il muro, bianco bianco...». Questa scena, come emerge dagli atti della procura di Napoli, vede protagonista uno degli indagati del filone versiliese dell’indagine sui Casalesi.

A puntare la pistola contro un imprenditore come avvertimento dopo uno sgarro sarebbe stato Francesco Martino, indagato anche per detenzione di arma da fuoco e violenza privata ma soprattutto indicato come colui che raccoglieva le tangenti per conto del gruppetto (portandole poi nel periodo di Natale in Campania).

Il fatto, secondo la procura, sarebbe avvenuto a Viareggio il 12 ottobre ed emergerebbe dalle intercettazioni sui telefoni degli affiliati al clan.

Le intercettazioni e i documenti messi assieme dal pm descrivono un sottobosco criminale in cui si cerca di far fruttare al massimo i proventi delle estorsioni e si contrastano con metodi spicci soprusi fatti da rivali o imprenditori non disposti a versare il pizzo.

Gli inquirenti ritengono che gli affiliati al gruppo attivo in Versilia fossero in possesso di armi come pistole ma anche mitra. E che non esitassero ad utilizzarle per intimorire chi si opponeva loro.

In alcune intercettazioni si parla anche dello sprezzo del pericolo da parte di un altro degli indagati Nicola Garzillo che affronta due fratelli che gli puntano una pistola e dice loro: «Se mi devi uccidere sparami in fronte».

Le armi giocano un ruolo importante in tutta l’indagine. Per esempio il pentito Orlando Lucariello racconta che uno degli indagati, Giovanni Sglavo, a inizio anni ’90 era fuggito da Gricignano, dove gestiva un autosalone, perché temeva di essere ucciso dai casalesi per una faida. In un’intercettazione del luglio 2011 Francesco Martino gli ricorda di quando era fuggito. «Tu devi pregare a Gesù cristo che sei ancora vivo, tu lo sai troppo bene». Proprio in un terreno di proprietà di Sglavo a Torre del Lago, come raccontano gli inquirenti, erano state nascoste delle pistole arrivate dalla Campania. E in un’intercettazione si sentono i membri del gruppo esaminare le pistole e uno di loro dire «non ce lo mettere il colpo in canna, parte una botta, vediamo di fare arrivare la polizia qua». Le armi di cui si parla sono state poi rinvenute dalla polizia durante le indagini grazie a una telecamera installata sugli alberi circondanti il terreno.

Il 1° ottobre 2010 le immagini mostrano tre degli appartenenti al gruppo che nascondono un involucro. Di notte i poliziotti si sono recati sul posto recuperando una Smith e Wesson calibro 9 da 15 colpi e una 357 Magnum da sei cartucce risultata rubata a Pistoia. La stessa telecamera il 5 ottobre ha registrato lo stupore degli arrestati quando non hanno ritrovato le armi. Per gli inquirenti le pistole poi sequestrate dovevano essere impiegate nella risoluzione di un conflitto con una fazione opposta, finalizzato a mantenere l'appalto dei lavori presso un cantiere edile ubicato a Livorno.

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