Il Tirreno

Versilia

«Dite che volete fare di Viareggio o non venite a chiederci il voto»

di Donatella Francesconi
«Dite che volete fare di Viareggio o non venite a chiederci il voto»

La voce della Passeggiata e della Darsena, attraverso gli imprenditori più giovani del turismo: il Comune ci chiede di pagare sempre di più, ma i nostri soldi dove vanno a finire?

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VIAREGGIO. «L’aperitivo costa sei euro ed il parcheggio 4: perchè mai la gente dovrebbe venire in Passeggiata?». Fabio Gentili, titolare del “Divino”, è un giovane imprenditore che sulla Passeggiata ha scommesso. Nelle’state appena trascorsa il locale era l’unico aperto dopo l’una di notte ancora affollato di clienti. Anche lui - racconta - sta pensando di mollare. Ed è lo stesso pensiero che attraversa i giovani titolari di bar vicini al “Divino”, così come di attività più distanti, come è il ristorante “Ippocampo”, tra i pochi a resistere in Darsena, grazie a l’impegno quotidiano e senza orario di marito e moglie. «Nel 2011 - racconta Marco Vatteroni - una volta pagato tutto, io e lei ci siamo messi in tasca 4.500 euro ciascuno. Ma vale la pena lavorare dalla mattina fino a notte, non vedere mai mio figlio, per questo risultato?». Quando una vacanza a Praga in periodo natalizio - gli fa eco Gentili - «costa 158 euro per tre notti in hotel e volo compreso. In un centro città fatto di luci, colori, alberi di Natale, mercatini, musica, locali...Roba che sono anni luce avanti a noi...».

I commercianti si fanno i conti in tasca: 9mila euro di Tia, 17mila di concessioni, gli affitti alle stelle, la tassazione nazionale e locale, gli “inciampi” sulle richieste di suolo pubblico, i divieti a stare aperti con la musica più in là dell’una di notte in estate: «Ma tutti questi soldi che lasciamo al Comune dove vanno a finire?». È la domanda che pone Gentili e, al suo fianco, gli altri commercianti della Passeggiata (bar Odeon in prima fila): «Guardate piazza Margherita: appena rifatta e cadono le palme, le mattonelle sbollano, ma soprattutto è vuota! Il Comune chiede sempre di più...Bene: un commercianti fa investimenti, ma non se gli vengono tolte tutte le possibilità di rientro economico. Cosa ci voleva, per fare un esempio, a confrontarsi con noi per verificare la possibilità di un evento per l’ultima notte del che vanno creati l’anno? La Passeggiata vive di eventi, ma se l’indirizzo - invece - sarà, come sembra, quello di una Passeggiata-Centro commerciale punto e basta, allora che ce lo dicano: prendiamo le nostre carabattole e ce ne andiamo via tutti».

La rabbia è al livello di guardia: «Li aspettiamo al varco quelli che nei prossimi mesi verranno a chiedere i voti - dichiarano Gentili e Vatteroni -: l’unica cosa che ci devono dire è cosa vogliono fare di questa città, perché noi i nostri soldi e le nostre capacità siamo sul punto di portarli via da Viareggio...».

E dall’Italia che obbliga chi organizza una serata con musica la notte dell’ultimo dell’anno a pagare 70 euro in più di Siae: «Eppure i miei prezzi - sottolinea Gentili - per quella sera non sono certo maggiorati di 70 euro!». Ma le tabelle Siae - ci dicono negli uffici di Viareggio - questo prevedono, calcolate quando nell’Italia che va si facevano i veglioni, persi nella notte dei tempi. «Questa città vive di ricordi - va giù duro Gentili ed è difficile non dargli ragione -: ricordi che ormai sono troppo lontani per ricordarsi le cose belle a confronto con una realtà che di bello ormai non dà più niente».

Da ristorante a bar a pub non si moltiplicano le storie di chi ha mollato: per gli Stati Uniti, per Antibe, per l’Australia. La Viareggio del turismo, dell’accoglienza, dei locali che ne hanno fatto la storia fa i bagagli e lascia l’ex Perla della Versilia. I più giovani non scommettono sul futuro tra mare e Apuane, ma guardano fuori dai confini nazionali. Dove se sarà difficile, almeno sarà nuovo, diverso, un’esperienza da far fruttare.

«E se il Comune è fallito - è l’appello di Gentili - allora fatelo fallire davvero. E ricominciamo da capo. Ma diteci, una volta per tutte, cosa volete fare di Viareggio. Perché così non si può andare avanti. Perché così non c’è futuro».

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