Proteste
Se Talamoni cede parte dell’impero
Il gruppo mette sul mercato alcuni negozi di Viareggio e Pontedera. Parlano i sindacati, l’azienda non fa commenti
VIAREGGIO. Soffia il vento delle grandi manovre sul gruppo Talamoni, famiglia storica del commercio viareggino, il cui nome ha sempre fatto “pendant” con il marchio Benetton. La conferma ufficiale manca, ma si parla di una cessione di ramo d’azienda. Così ai sindacati – Cgil Filcams in primis – sale la febbre: da Spezia a Pontedera passando per Carrara, Massa, Viareggio, Lucca e Pisa, i Talamoni danno lavoro a centinaia di dipendenti. Le preoccupazioni inoltre aumentano in quanto alle richieste di incontri chiarificatori e/o interlocutori, avanzate dai sindacati, gli imprenditori-venditori di pantaloni e T-shirt non hanno ancora risposto.
Marchio Benetton. Basta fare quattro passi in centro per accorgersi che qualcosa in pentola bolle. Via Battisti: qui lo store del brand United Colors of Benetton, da ieri mattina, ha dato il via al “fuori tutto”, idem sulla Passeggiata. Anzi, per essere precisi ha battezzato la “liquidazione totale”, si legge sulle vetrine. Per rinnovo locali? No, per trasferimento gestione. E quindi? Chiusura lì ed apertura altrove, cessione? Le ipotesi in campo sono più di una. E potrebbero non riguardare solo questi negozi: la famiglia Talamoni a Viareggio ne possiede diversi, non solo a Viareggio e non solo a marchio Benetton, ma anche “griffati” Guess e Sisley.
I timori dei sindacati. «A Talben, o ex gruppo Talamoni che dir si voglia – afferma Massimiliano Bindocci di Cgil Filcams – abbiamo già fatto più di una richiesta di incontro. Di recente abbiamo anche inviato un fax con valenza ufficiale. Per il momento non abbiamo avuto risposta e l’impressione è che il Gruppo Talamoni stia traccheggiando». Ex Gruppo Talamoni o Talben: dove “Tal” sta per il cognome della famiglia lanciato nell’avventura commerciale dal capostipite Fernando; e “Ben” sta per Benetton. Tant’è che si bisbiglia che avrebbe una partecipazione nella società proprio la famiglia degli industriali trevigiani che, negli anni, ha abbondantemente diversificato il business spingendosi anche molto lontano dal sistema moda (leggi autostrade e non solo).
Negozi “svuotati”? «Un’altra impressione – continua Bindocci – è che i Talamoni siano attenti ad alcuni negozi mentre non abbiano ormai più interesse per altri. E noi temiamo per il futuro dei dipendenti, che vogliamo tutelare, dal primo all’ultimo». È chiaro quale sia la prassi che i sindacati vogliono evitare che venga applicata: «Non vorremmo che ci fosse l’intenzione di vendere alcuni negozi svuotati del personale – non si nasconde dietro un dito il sindacalista – Si tratta di una tattica purtroppo frequentemente usata» sulla piazza viareggina. Va da sè che vendere un’attività senza personale fa di essa un “prodottino” molto più appettibile sul mercato. Eppure l’articolo 2112 del Codice Civile avrebbe il potere di spazzare via questo rischio per i dipendenti, dato che tutela i lavoratori proprio nel caso di trasferimento d’azienda (il rapporto di lavoro continua con il concessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano).
Arriva Zara? Dicevamo: trasferimento (effettivo) o cessione? «Si mormora che alcuni negozi – continua il rappresentante di Cgil Filcams – quelli maggiormente di pregio che si trovano in passeggiata, siano già stati addirittura venduti alle Grandi Catene. Si fanno tanti nomi, Zara, per esempio». Zara, che appena qualche anno fa era il grande concorrente dell’impero Talamoni.
Bocche cucite. Di questi rumour avremmo voluto chiedere conferma (o smentita) ai diretti interessati. Ma dal quartier generale viareggino – “gli uffici Talamoni”, ovvero la Talben – per adesso non scivola uno spillo. Eppure i timori sono comprensibili visti i numeri dei dipendenti. La stessa aria di smobilitazione che si respira tra gli scaffali dei negozi viareggini Benetton c’è per altro anche altrove in Toscana.
Anche Sisley. C’è a Pontedera, ad esempio, dove sia i negozi Benetton che quelli Sisley hanno ieri mattina aperto con le medesime offerte di liquidazione: il 50 per cento in meno sul prezzo di partenza. E pensare che già qualche giorno prima di Natale su alcune vetrine si leggevano annunci ammiccanti su super sconti praticati all’interno. Per attrarre l’acquirente, del resto, non si sarebbe potuto fare altrimenti. La legge regionale che regola il commercio vieta che si possa essere più espliciti: applicare percentuali di sconto sulla merce quando si è a poche settimane dall’inizio dei saldi è vietato, a meno che non si liquidi per chiusura o per cessione.
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