Finanza
Multa da 5mila euro per 35 pesche «abusive»
«Carciofino», 65 anni, arrotondava la minima vendendo frutta al mercato. Venerdì voleva incantenarsi davanti al Comune: «Io devo continuare a vivere»
QUERCETA. È una triste storia quella di Enrico Bresciani, 65 anni, appassionato di karate, conosciuto in tutta la Versilia storica e a Viareggio con il soprannome di “Carciofino”. La sua è un’esperienza di vita comune – in questi tempi di crisi – a molte altre persone. Sfibrato da vicende familiari sfociate in un divorzio, costretto a vivere da con una pensione che non basta a coprire le sue necessità, l’unica via di uscita gli è sembrata quella di arrotondare vendendo frutta e verdura nelle vie di Querceta: l’aveva fatto per quarant’anni sui mercati settimanali, pagando ovviamente il suolo pubblico.
Poca merce, giusto un paio di cesti di vimini fra pesche e carciofi, quel tanto che gli serve per ricavare 200-250 euro in più da aggiungere alla busta della pensione. Da poco più di un anno e mezzo Bresciani vive in questo modo: illegale, senza dubbio, in quanto non si è più iscritto alla camera di commercio e non possiede dunque una licenza. Eppure questo mini stratagemma per lui è l’unico modo di rimpinguare una pensione troppo bassa. Tutto gli precipita il 22 agosto, quando un’auto della polizia municipale di Seravezza si ferma davanti alle poste, in via Fratelli Rosselli a Querceta, luogo abituale di vendita per “Carciofino”. I vigili gli sequestrano la merce di quella mattina: «35 pesche e un cesto di vimini» in cui sono contenute si legge nel verbale di sequestro cautelare. E una multa di 5mila euro.
La sanzione. E quanto deve pagare Bresciani per essere stato pizzicato con 35 pesche? Una somma pari a 5mila euro per esercizio di attività commerciale su area pubblica senza permesso. Un duro colpo per il pensionato che ha subito fatto ricorso cercando di spiegare le sue motivazioni prima al comandante dei vigili Mauro Goduto e poi appellandosi anche al sindaco di Seravezza Ettore Neri. Da agosto non ha ricevuto nessuna risposta: tant’è che è sempre più disperato, costretto a vivere una situazione economica insostenibile. Torturato dal rimorso, venerdì ha tentato di incatenarsi di fronte al comando della municipale di piazza Matteotti per cercare di avere un verdetto chiaro sulla sua condotta. «Sono un uomo corretto e con valori morali –dice– Non mi perdono per quello che ho fatto, ma non vedevo altra via di uscita».
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