Il Tirreno

Versilia

Ambulanti, le licenze andranno a gara

di Matteo Tuccini
Ambulanti, le licenze andranno a gara

La Corte Costituzionale boccia la Regione: posteggi e permessi dovranno essere riassegnati dopo la scadenza del 2017

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VIAREGGIO. Licenze e posteggi dei commercianti ambulanti saranno riassegnati con gare pubbliche. A imporlo è la Corte Costituzionale, che nel contenzioso tra Governo e Regione dà ragione al primo. Bocciando l’articolo del Codice toscano del commercio, che un anno fa aveva escluso l’esercizio del commercio su area pubblica dall’applicazione della direttiva Servizi (meglio conosciuta come Bolkestein) e salvato gli ambulanti dal rischio di perdere le licenze alla loro scadenza, prevista nel 2017.

La Regione, infatti, aveva rinnovato automaticamente le concessioni «per motivi imperativi di interesse generale ascrivibili (...) all’ordine pubblico, alla sicurezza pubblica, all’incolumità pubblica, al mantenimento dell’equilibrio finanziario del sistema di sicurezza sociale, alla tutela dei consumatori». Una serie di paroloni che non a caso la Consulta ha definito «una sorta di salvacondotto astratto». E che il governo Monti, nel febbraio scorso, ha impugnato di fronte alla Corte Costituzionale.

Per gli avvocati di Palazzo Chigi, la norma approvata da Firenze violava due commi dell’articolo 117 della Costituzione: quello che disciplina la “tutela della concorrenza”, materia riservata allo Stato (e su cui la Regione non può legiferare), e quello che obbliga il legislatore regionale al rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario. Richiamando, in quest’ultimo caso, le indicazioni della direttiva europea Bolkestein a proposito di quelle “procedure di selezione per l’affidamento di titoli per lo svolgimento di servizi”. Che poi sono i bandi di gara, necessari - secondo l’Europa - quando un’amministrazione dà in affidamento aree pubbliche, come le spiagge (nel caso dei balneari) o le aree mercatali.

La Regione, dal canto suo, si era difesa sostenendo la legittimità del suo intervento nel settore del commercio, fatto senza alcuna violazione della concorrenza. Ma la Consulta le ha dato torto. Proprio in materia di concorrenza, secondo la Corte Costituzionale non si può non fare riferimento agli indirizzi dati dall’Unione Europea. E - spiegano i giudici - sono violazioni della concorrenza sia «la previsione di nuovi o ulteriori limiti all’accesso al mercato, sia l’eliminazione di qualsiasi criterio selettivo là dove l’esercizio dell’attività imprenditoriale resti condizionato da elementi oggettivi che ne delimitino la possibilità di accesso». Una chiave di lettura, quest’ultima, che suona minacciosa anche per i balneari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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