Il Tirreno

Versilia

Chi vince e chi perde nella sfida versiliese di cultura e turismo

di Adolfo Lippi
Chi vince e chi perde nella sfida versiliese di cultura e turismo

Pietrasanta si salva ma è provinciale sul caso Mitoraj Default di Viareggio con il premio e con Europacinema

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VERSILIA. Finisce l’anno della cultura in Versilia. Più che tempo di bilanci deve essere tempo di riflessioni: quali gli sbagli , quali le strategia per il futuro.

Tenendo conto che per quanto riguarda eventi e spettacoli l’anno è stato micidiale. La cultura ha pagato, con tanti altri settori, la grave crisi economica. Le spese sono state azzerate.

Sospendono gallerie d’arte, arrancano le biblioteche, pubblico e privato sono allo stremo. Ma la riviera non può permettersi cedimenti.
Cosa dovrebbe essere la cultura per i Comuni? Dovrebbe essere se non fonte di guadagni almeno una leva propagandistica per accostare un pubblico numeroso, sempre più sofisticato.

Sempre più esigente. Il turismo è l’industria principale di questo paese. Lo si dice ma non si fa quasi nulla per proteggere tale struttura. Non si consorziano i comuni in iniziative d’insieme. Non ci si mette al tavolo per diversificare le offerte. Tutti continuano a far di tutto disperdendo risorse ed energie e la cultura spesso è autoreferenziale, abbonda di premietti, centenari per famigliole, mostre scadenti, concertini. Roba rispettabile per contentare la gente del luogo nei suoi miti e nelle sue ricorrenze. Però si contano sulle dita le manifestazioni che sono servite a far parlare della Versilia almeno le cronache italiane. C’è stata la gran mostra di Botero a Pietasanta c’e la Gamc di Viareggio che ha fatto vedere i tesori del Novecento prestati da Firenze, a Forte dei Marmi si è vivacchiato, a Seravezza al Mediceo era meglio un anno fa (nonostante il successo visitatori), a Torre del Lago per il Pucciniano qualche gloria autentica, eppoi allestimenti mo destissimi.
Quale indirizzo prendere? Vi sono due modi per spendersi in cultura: inventare ed organizzare manifestazioni eclatanti (con apparato pubblicitario rilevante) come ormai fanno molti comuni italiani (anche al Sud), o dedicarsi ad un capillare insegnamento dei cittadini, specie i giovani, cosicché musei, gallerie, biblioteche, sale da concerto, siano un servizio di supplenza alla scuola, facciano educazione che anche di questo c’è gran bisogno.
Allora se prendiamo il decantato Festival del cinema, o il Premio Letterario Viareggio, mi sembra che non siano carne nè pesce. Il Festival del cinema era partito importante, non aveva una formula che lo distinguesse dagli altri festival blasonati (Venezia,Roma,Torino, Giffoni), però il direttore Laudadio aveva protezioni romane di rilievo ed il Festival raccoglieva un pò di mondanità. (I giornali ne parlavano). La gestione De Santi s’è indirizzata alle scolaresche. Niente nomi eccellenti, nessun rilievo mondano. E’ vero non può contare su fondi forti e le presenze (di star) si pagano moltissimo. Però il Festival è divenuto un costoso (250 mila euro) cineforum dove si regalano ceste di salami e si ospitano, a parte eccezioni (Tofanelli, Amelio, Benvenuti ecc.), amici utili a piccole carriere. Ha ragione De Santi: a che serve farlo ancora? Il Premio Viareggio, quest’anno finito tra le braccia di premiandi commissari non fa vendere più neanche un volume. Le case editrici nemmeno stampano la fascetta, preferiscono l’anonimato al Premio. Questo accade perché al Viareggio sono interessati quattro—cinque insegnanti e nemmeno una celebrità (almeno universitaria). Ora , per anni, il Viareggio, grazie a Leonida Repaci, richiamava l’intelligenza d’Europa. Vederlo in stato tanto pietoso angoscia. Ma mi angosciano assai anche i comitati sorti a tutela del premio: parlano, parlano, si distribuiscono cariche, nessuno azzarda ad allineare il Premio alla letteratura ed all’editoria di oggi.
Va meglio il “Camaiore”. Almeno fa leggere i libri agli abitanti del paese, ha nomi eccellenti di autori, trova la maniera di far fluire la poesia do ve ce n’è bisogno.
Su questa strada fortemente educativa si indirizza anche la Gamc che accoglie ,come centro polivalente, permanenti importantissime (Lorenzo Viani), mostre degne (Il Novecento) eppoi invita pittori a dibattere, invita gruppi emergenti (il Bau) a dimostrare gusti alternativi, organizza concerti e coi “centenari” ha svolto obblighi istituzionali. La direttrice Alessandra Belluomini Pucci ci mette entusiasmo. Anche tanta professionalità. Certo non ha i mezzi per cose trascendentali , almeno però offre a Viareggio strumenti di elevazione collettiva.
Anche la “Versiliana” ha ripreso slancio. Grandioso il risultato della Festa del “Fatto”, grandiosa l’organizzazione teatrale in Versilia studiata e realizzata da Manrico Nicolai. Dove Pietrasanta s’è dimostrata un tantino provinciale è nel respingere l’altorilievo di Mitoraj. La questione è in sospeso. Tuttavia si è visto che nemmeno Pietrasanta capisce a pieno qual è la rilevanza degli artisti per la propria economia. Benissimo l’accoglienza a Botero (ne ha parlato l’Italia intera); un brutto esempio aver respinto Mitoraj, dando invece invece sfogo a tanti piccoli scultori invidiosi.

Non sarà l’anno a venire l’anno delle sorprese stupefacenti, i bilanci sono tutti in rosso.

Resta tuttavia una possibilità: che le amministrazioni vecchie e nuove capiscano finalmente come la cultura sia una cosa per richiamare il turismo o per migliorare la qualità della vita. Ciò che non serve per il richiamo o per la qualità non va più fatto.

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