Attenzione
Natale di crisi, le vendite calano a picco
Gelata sulle prenotazioni al ristorante (-35% le cene aziendali). Confesercenti: «A gennaio altre chiusure di negozi»
VIAREGGIO. È a gennaio che si vedranno le conseguenze più granitiche del peggior Natale - in termini di vendite e di consumi - degli ultimi decenni. Non sono pochi i negozianti sull'orlo della chiusura che attendevano l'andamento dello shopping natalizio per prendere la decisione più ardua: abbassare definitivamente la serranda o continuare la sempre più rischiosa avventura commerciale.
Ultimo atto. Tra oggi e domani ci sarà un po' di frenesia da acquisti last minute, ma per il salvataggio in corner è tardi. La situazione è già abbastanza chiara: si parla di una caduta delle vendite - calcolando una percentuale media fra le perdite di tutti i settori - abbondantemente sopra al 10 per cento; quota persa rispetto al dicembre 2011, quando la corrosione dei consumi era già abbondantemente in atto. Il dato dà un'idea dell'altezza da cui precipitano le vendite, che non crollano solo in termini quantitativi: quando l'acquirente compra, infatti, fa di tutto per contenere anche la spesa; per il cadeaux natalizio medio, il cosiddetto "prezzo di riserva" (cioè la cifra-limite oltre la quale rinunciamo a comprare) del viareggino si è attestato, quest'anno, a 10 euro.
Chiusure dietro l'angolo. Via Fratti, Piazza Cavour, via Marco Polo e dintorni, il cuore del commercio cittadino. È qui che, nelle prossime settimane, potrebbero esserci altre chiusure di attività, oltre a quelle che già ci sono state nei mesi scorsi. «Spero di sbagliarmi - dice Stefano Francesconi, responsabile per Confesercenti del Centro commerciale naturale "Il Pellicano", mediante cui i negozianti del centro si sono consorziati - ma l’andamento pessimo dello shopping natalizio può pesare sulla decisione di chiudere». Stessi risultati al ribasso anche per gli esercenti del Piazzone.
Ristoranti, prenotazioni ai minimi storici. A rifilare un efferato calcio negli stinchi ai ristoratori sono i direttori e i manager che tengono in mano i cordoni delle spese delle impresa. Cade nel pozzo una voce importante del business dei ristoranti: la cena aziendale, che sino al 2009-2010 rappresentava in media il 25% dell'incasso di dicembre. Mai di sabato, né di domenica, era una nicchia di rifugio per distribuire i coperti anche nei giorni meno vivaci della settimana. «Le cene aziendali hanno avuto un tracollo - nota Esmeralda Giampaoli titolare del ristorante Nitens in Darsena e responsabile ristorazione per Confesercenti - Stimiamo una flessione del 35% rispetto al 2011 e del 50% rispetto al 2010. Per San Silvestro – aggiunge – noi manterremo la carta senza imporre una spesa minima: siamo piccoli e quindi teniamo ma, ci sono ristoranti che chiudono proprio durante le festività». Del resto per un ristoratore lavorare a Natale significa: «costi più alti per le materie prime - continua l'imprenditrice - personale con retribuzione straordinaria, gestione in generale più dispendiosa e ricavi ormai spesso azzerati. E così, si sceglie il male minore».
Ko abbigliamento e scarpe. La gelata sui consumi paralizza pressoché tutti i segmenti della vendita, ma è il settore commerciale di fascia intermedia - abiti, accessori, la pelletteria del pronto moda e le calzature - che soffre di più, nonostante nelle vetrine del centro si trovino prodotti di bella fattura a prezzi decisamente concorrenziali: ad esempio, stivali short, camoscio fuori e pelo dentro - simil Ugg, ad appena 29 euro; borse classiche da donna, pelle fiorentina battuta, a 60-80 euro. «In generale, l'andamento dei consumi è in linea con le aspettative negative che avevamo - conferma Emanuele Pasquini, direttore di Confesercenti Lucca - E il movimento del last minute non sarà sufficiente ad invertire la rotta. E la tendenza negativa ha un impatto persino più forte su Viareggio e la Versilia rispetto alla Lucchesia»
Galleggia l'highTech. Un po' di movimento si registra ancora nella vendita dell'elettronica: smartphone, iPhone, iPad & C. Ma i quantitativi delle vendite si spalmano più a vantaggio della Grande Distribuzione (che offre una scelta smisurata e sconti più pesanti, del 20-30% anche su prodotti appena usciti) rispetto all'esercizio al dettaglio.
Scende anche il food & wine. «Quando la crisi intacca anche l'alimentare (-7%, secondo il barometro Coop) - nota Francesconi - significa che è davvero dura». E tale è: in evidente frenata il carrello quotidiano di questo periodo e la spesa per la gastronomia tipicamente natalizia. Rallenta persino la vendita della bottiglia di vino doc, settore che sino allo scorso anno regalava soddisfazioni con in media il 30% delle vendite annue delle cantine e degli wine shop di alta gamma che si concentrava nel periodo delle festività natalizie (anche se a livello nazionale Coldiretti calcola che la vendita dello spumante, ad esempio, cresce del 20%). «Questo non è un Natale in tono minore - conclude il responsabile del Pellicano - È un Natale in tono drammatico»
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