Sicurezza
Licenziò un’impiegata, condannata la Patrimonio
La società dovrà assumerla a tempo indeterminato e pagarle un indennizzo Trema la pubblica amministrazione: potrebbero aprirsi decine di cause gemelle
VIAREGGIO. Ha un potenziale deflagrante la sentenza emessa due giorni fa dal giudice Luigi Nannipieri della sezione lavoro del tribunale di Lucca: condanna la Viareggio Patrimonio srl a riassumere – e a farlo, questa volta, a tempo indeterminato – Giada Falorni, impiegata che la società braccio operativo del Municipio sul fronte della riscossione dei tributi aveva licenziato il 30 dicembre 2010. Ma l’aspetto più eclatante è che la lavoratrice proviene da un excursus lavorativo comune a decine di impiegati che prestano la loro opera alle dipendenze delle società partecipate: dal Comune e dagli enti locali. Contratti a singhiozzo. Il tormentato percorso lavorativo di Giada Falorni comincia il 12 marzo 2007, quando viene messa in forza – con la qualifica di impiegata – dalla Sea Energia Ambiente spa; il 30 aprile 2008 termina il contratto firmato con la Sea. Trascorrono due giorni, e viene assunta da Manpower spa; il 19 luglio 2008 si conclude il rapporto di lavoro con questa società. Tempo due giorni, e – il 21 luglio 2008 – viene assunta dalla Viareggio Patrimonio srl, che la licenzia il 30 dicembre 2010 perchè il contratto a termine è scaduto e non c’è intenzione di confermarla sul posto di lavoro.
Assunta qui ma lavora là. Non avrebbe avuto zattera di salvataggio Giada se non fosse per il fatto che lei non ha lavorato prima per Sea, poi per Manpower e solo alla fine per la Patrimonio; sin dal primo giorno di contratto con la Sea, l’impiegata ha prestato la sua opera di fatto per la Patrimonio srl: sia fisicamente (era nella sede della srl), sia giuridicamente (aveva lo status di “lavoratrice distaccata”). Stesso soggetto a cui forniva la prestazione lavorativa, stessa mansione, stessa occupazione, persino medesimi colleghi: così è stato per tre anni – dal 2007 al 2010 – anche se nelle mani di Giada sono passati tre contratti firmati da tre enti diversi.
La diatriba sulla norma. «In un normale rapporto di lavoro privatistico – notano Marcello Taglioli e Gionata Bonuccelli, gli avvocati che hanno assistito la lavoratrice – l’articolo 5 della legge 368 /2001 impone che si consideri a tempo indeterminato il rapporto di lavoro frutto di una successione di contratti a termine per un periodo complessivo che superi i 36 mesi (indipendentemente dai periodi di interruzione) con lo stesso datore di lavoro e per lo svolgimento di mansioni equivalenti». La disposizione vale, nero su bianco, per le società private. La norma non è altrettanto lapidaria il merito all’applicazione in presenza di società pubbliche. La Patrimonio, in effetti, sta nel mezzo: in quanto srl,è una società di diritto privato; in quanto partecipata dal Comune, è una società pubblica. La linea della Patrimonio è stata quella di calcare su questa seconda “cifra”; «ma tra il formalismo eccepito (non siamo una società privata, ndr) e il dato sostanziale (stessa mansione, stesso datore di lavoro) – commenta Taglioli – il Giudice ha fatto prevalere quest’ultimo».
Il “trucchetto”. Nella sentenza è esplicitamente detto che la prassi con cui l’impiegata è stata assunta, sospesa, riassunta, nuovamente sospesa, rimessa in forze e quindi licenziata «è stata scientamente in frode alla legge per evitare che il rapporto di lavoro diventasse a tempo indeterminato» dettaglia l’avvocato Taglili.
La sentenza. La Patrimonio srl è stata dunque condannata ad assumere la lavoratrice a tempo indeterminato, le dovrà inoltre corrispondere tutti gli stipendi non percepiti dal marzo 2010, oltreché un indennizzo pari a sei mensilità.
A cascata. La sentenza di Nannipieri – un unicum nel panorama – rappresenta un cavallo di Troia da cui dovrà guardarsi l’intero pianeta delle ex municipalizzate e dintorni .«Tra Patrimonio e società partecipate sono 60-70 i lavoratori che si trovano nelle condizioni della nostra assistita – specifica l’avvocato Bonuccelli – In particolare, in forza alla Patrimonio sono 7-8. Spiace che si sia dovuti ricorrere ad un giudice per ottenere il riconoscimento di un diritto ».
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