Finanza
Concorso, il Tar dà ragione a Rizzo
La commissione non ha comparato i curriculum come da bando
VIAREGGIO. Tremila euro di spese processuali da pagare e «nomina dei vincitori annullata», come sottolinea l’avvocato Maria Beatrice Pieraccini. L’università di Firenze ha avuto torto, nel ricorso al Tar presentato dal professionista viareggino, assistito da Pieraccini e dall’avvocato Maurizio Dalla Casa. La sentenza è stata resa in forma semplificata - sottolineano i due legali - come avviene ai sensi dell'articolo 74 del codice del processo amministrativo, nei casi di "manifesta fondatezza" del ricorso».
Il caso è quello del concorso per due insegnamenti da assegnare nell’ambito della cattedra di urbanistica all’università di Firenze, facoltà di architettura. L’affidamento - sottolinea il Tar - prevedeva la «valutazione comparativa dei titoli e del curriculum professionale». I due incarichi sono stati assegnati, dall’apposita commissione, a Emanule Lago e Franco Arminio, contro i quali Rizzo ha ricorso (oltre che contro l’università) senza che gli interessati si siano costituiti. Il primo è dottore di ricerca in filosofia, mentre il secondo vincitore del concorso è “paesologo” e - fa notare la sentenza - «non possiede laurea ma il diploma di scuola magistrale. Circostanza che la commissione non ha valutato». Mentre il bando prevedeva - sottolinea il Tar - che oltre a curriculum e titoli fossero prese in considerazione le pubblicazioni scientifiche, la pregressa attività didattica e la professionalità acquisita, con preferenza particolare per la materia oggetto del bando».
In ultima analisi - conclude la sentenza dando ragione al ricorso presentato da Pieraccini e Dalla Casa nell’interesse dell’architetto viareggino - «non è stata effettuata una valutazione comparativa tra i titoli posseduti da concorrenti nella procedura in discussione». Comparazione che «non è stata effettuata nemmeno nell’ulteriore valutazione di cui al verbale del 2 ottobre 2012, che esalta i titoli dei controinteressati senza però metterli a confronto con quelli posseduto dal ricorrente».
Donatella Francesconi
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