Il Tirreno

Versilia

Trovato morto dentro il lago: mistero

di Claudio Vecoli
Trovato morto dentro il lago: mistero

La vittima è un marocchino di 33 anni. Sul corpo nessun segno di violenza, ma è un giallo come sia finito nelle acque gelide

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VIAREGGIO. Lo hanno trovato morto dentro il lago. Con il corpo immerso nelle acque gelide di uno dei canali del Padule. Ma ancora non è chiaro come, quando e perché Ibrahim Lhsik, trentatré anni, originario del Marocco, una vita non facile con alle spalle qualche precedente penale legato alla droga, sia finito lì dentro. Forse ha fatto tutto da solo, scivolando nell'acqua in preda ai fumi dell'alcol. Ed è questa la tesi che al momento privilegiano gli investigatori. Anche perché ad una prima ricognizione esterna del medico legale, il cadavere non presenta segni di violenza. Ma la ricostruzione, in questa prima fase, è così carente che potrebbe essere andata in ben altro modo. Anche perché la zona è conosciuta come terreno fertile per lo spaccio e frequentata da personaggi poco raccomandabili. E allora pensare a qualcosa di diverso da un banale incidente potrebbe non essere così azzardato.

A scoprirne il corpo senza vita che galleggiava a pelo d'acqua, ieri mattina poco dopo le 7, è stato Guido Cinquini, titolare della Cinquini Escavazioni, ditta che ha sede a poca distanza da dove è stato ritrovato il cadavere, nel prolungamento di via dei Comparini che arriva fino ai bordi del lago. L'imprenditore viareggino è stato attirato dal giubbone rosso che indossava il marocchino morto. Cinquini si è avvicinato e, quando si è reso conto di essere di fronte ad un morto ha subito dato l'allarme.

Sul posto, poco dopo, sono arrivati i vigili del fuoco, l'automedica del 118 e una ambulanza della Croce Verde di Viareggio. Ma, soprattutto, i carabinieri. Che, sulla base dei pochi elementi a disposizione, hanno cominciato a ricostruire i possibili scenari di questo episodio che resta comunque ancora avvolto dal mistero. Una serie di punti fermi li ha poi messi il medico legale, Stefano Pierotti. Che, grazie ad una ricognizione esterna del cadavere, ha potuto constatare che il corpo della vittima non presentava né traumi né ferite. «Per quanto è stato possibile vedere ad occhio nudo – spiega il medico legale – non ci sono segni di violenza evidenti». Ma risposte più esaurienti arriveranno già quest'oggi dall'autopsia e dagli esami tossicologici disposti dalla Procura.

Un giallo resta anche la data della morte. Perché con ogni probabilità il decesso di Ibrahim Lhsik non risale alla mattinata di ieri. Né alla nottata precedente. «La temperatura dell'acqua intorno ai due gradi – spiega ancora Pierotti – ha permesso al cadavere di conservarsi in condizioni quasi ideali. E' quindi difficile stabilire a quando risalga effettivamente la morte. Anche se sono trascorse almeno ventiquattro ore dal momento del ritrovamento».

Anche su questo punto l'autopsia potrà fornire qualche elemento ulteriore. Così come maggiori indicazioni dovrebbero arrivare per quello che riguarda la causa del decesso. «La schiuma alla bocca lascia pensare ad una morte per annegamento. Ma anche su questo punto servono ulteriori riscontri». Insomma, gli interrogativi ancora in attesa di risposta sono tanti.

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