Il Tirreno

Versilia

Marmo, in Versilia si riparte da più 13%

di Corrado Benzio
Marmo, in Versilia si riparte da più 13%

Ma Paolo Carli (amministratore delegato di Henraux) attacca tutti: dal Parco al sindacato, fermo a 40 anni fa

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LUCCA. Il marmo tira. Perlomeno quello versiliese. Certo poca cosa rispetto ai colossi di Carrara, ma intanto nel 2012 il comparto del lapideo mette a segno una discreta performance: più 13.9 nella produzione.

A parlare a nome delle aziende, nel corso della conferenza di Confindustria, è stato Paolo Carli, principale azionista e amministratore delegato della Henraux di Querceta.

«I dati sono buoni per il settore, a dispetto dei tanti problemi che abbiamo. Abbiamo difficoltà ad approvigionarci con la materia prima e al tempo stesso vediamo sparire, giorno dopo giorno, le azienda artigiane- Quel sostrato di ditte che ci permettevano di prendere commesse anche all’ultimo momento. Strozzati dalla crisi e dalla stretta creditizia».

Henraux ha ottenuto quest’anno importanti commesse, nonostante la concorrenza cinese.

«Che noi battiamo sistematicamente se si tratta di competere sulla qualità – spiega Carli – quando i nostri lavori sono collegati a imprese di grandi architetti, difficilmente perdiamo la commessa. Per questo motivo oggi la Cina non è un mercato importante. Riusciamo a penetrarci ma con piccoli prodotti di alta qualità. Per il resto dobbiamo rivolgerci ai nostri mercati tradizionali: gli Stati Uniti ed il Medio Oriente. Va forte ancorab l’Arabia Saudita, meno Dubai e gli altri emirati per i noti problemi di crisi economica».

L’Henraux – ricorda Carli – ha 130 dipendenti che raddoppiano, almeno, con l’indotto. Non è stato facile affrontare questa crisi, che è andata parallela al crollo della domanda interna. Noi in Italia fatturavamo 5 anni fa il 37% della nostra produzione. Tutto sparito. Ma per non crollare abbiamo dvouto recuperare altrove quella altissima percentuale di fatturato che l’Italia non garantiva più».

Come è nella sua natura, Carli è aperto nella discussione (e quindi polemico).

«Questi incrementi di produzione arrivano nonostante le difficoltà di escavazione che si pone il Parco. Parte dell’ipinione pubblica dice che roviniamo le Apuane, quando in realtà col nostro marmo riempiamo di bellezza ed arte le strade e le piazze d’Italia e del mondo».

L’ultimo affondo è verso il sindacato: «Che nel nostro comparto è fermo a idee e pratiche di 40 anni fa».

Un comparto in qualche modo simile è l’edilizia.

In questo caso il responsabile Andrea Guidi ha descritto un quadro a tinte foschissime.

Peraltro ben note. «Siamo a terra, con centinaia di operai in cassa integrazione. Purtroppo tutta questa gente a casa non fa mai notizia. Lo fanno gli operai della Fiat, non lo facciamo noi».

Non c’è lavoro perchè non ci sono soldi ed intanto i prezzi della case calano.

«Questo crea un problema fra società immobiliari e banche – spiega ancora Guidi – svalutandosi gli immobili, le banche che li hanno a garanzia, stringono i cordoni delle borse e bloccano così la produzione».

Il risultato ha del clamoroso: c’è l’esplosione del lavoro nero, in un settore che già ne esibiva a bizzeffe.

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